Zimbabwe: epilogo di un regime brutale sorto come liberazione anticoloniale

In questi ultimi tempi si stanno dissolvendo le dittature che individui giunti al potere sulla spinta della rivolta al colonialismo hanno retto con terrore e prebende, fabbricando oligarchie ricchissime in nazioni spolpate dai loro stessi entourage in simbiosi con il loro potere, che si incaricavano di rendere sanguinario per mantenere sotto il giogo etnie rivali, oppositori idealisti o meno. Avviene il redde rationem dopo decenni di pugno di ferro e elargizioni che hanno perpetuato il potere.

Mugabe ha 93 anni, una moglie ambiziosa, detta “Gucci” per la sua passione per i capi firmati che hanno contribuito ad affamare i cittadini dello Zimbabwe,  e un ex complice soprannominato “Coccodrillo” per l’attitudine a piangere sugli atti sanguinari che comunque non smette di perpetrare. Una via di mezzo tra una tragedia shakespeariana, che potrebbe sfociare in una sanguinosa guerra civile (per le implicazioni etniche e gli interessi che s’intrecciano) e una farsa a lieto fine, se ci fosse una svolta che implica la fine del despotismo e il rientro dei militari golpisti nelle caserme. Mnangagwa “Coccodrillo” era stato destituito l’8 novembre scorso dopo 40 anni di fedele complicità nei misfatti per fare spazio alla moglie con l’ambizione di succedere al vecchio patriarca… ora Mnangawa assicura che l’esercito guiderà il paese verso libere elezioni, mentre Mugabe è stato “ritirato” e di Grace si sono perse le tracce.

Contemporaneamente in Angola il nuovo presidente João Lourenço, succeduto senza colpi di stato al vecchio Dos Santos che aveva pensato di assicurare alla figlia (ottava persona più ricca di Africa) il posto che le aveva assegnato alla Sonangol, l’azienda petrolifera della ex colonia portoghese, ora colonizzatrice finanziaria degli altri popoli lusofoni, ha destituito Isabel Dos Santos. Così sancisce la fine di un controllo quarantennale sul paese, dopo la morte del dottor Agostinho Nieto, primo presidente marxista dopo la liberazione dal salazarismo nel 1975 da parte del Mpla.

Avevamo già analizzato un paio di settimane fa con Massimo Alberizzi, direttore di “Africa-Express”, altre due aree africane distanti da queste e tra loro, come il Kenya e l’Eritrea, ma con caratteristiche simili di implosione degli ex leader rivoluzionari, giunti al potere sull’onda dell’irredentismo decolonizzatore che stanno contemporaneamente perdendo il potere dopo decenni di tirannia. Abbiamo pensato di rivolgerci di nuovo all’esperto giornalista per cercare di capire cosa sta succedendo:

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