Monsanto/Bayer. Veleni e buoni profitti

Monsanto si è assicurata il mercato europeo per il glyfosate, un erbicida, che in molti paesi europei vorrebbero mettere al bando. La scorsa settimana – anche grazie all’appoggio della Germania – l’UE ha votato a favore della vendita del glyfosate per altri cinque anni.

Il ministro dell’agricoltura Christian Schmidt, della bavarese CSU, tradendo l’indicazione del governo Merkel, e anche della maggioranza dell’opinione pubblica, ha votato a favore di questo diserbante accusato, non a torto, di misfatti. Il suo nome commerciale è Roundup, la sua reputazione pessima.

 

Più del vincolo di mandato e di coscienza per il bavarese Schmidt ha contato il vincolo di lobby, dal momento che la tedesca Bayer sta completando l’acquisizione della Monsanto, si parla di gennaio 2018, con tutto l’immenso arsenale di diserbanti e OGM che hanno sino ad oggi accompagnato la cattiva fama del colosso americano.

 

Un accordo da 66 miliardi di dollari farà della Bayer il principale produttore di chimica dell’agricoltura mondiale.

 

L’agrochimica è un tassello fondamentale dell’economia: e le drammatiche ricadute dell’uso di diserbanti sospettati di apparentamenti con la diossina sono note da anni.

 

Il Glifosato, e il principio attivo denominato TCDD, era già presente nella guerra del Vietnam della tragica vicenda “Agent Orange” – il diserbante della Monsanto che causa ancora oggi malformazioni e mutazioni genetiche – ed è noto in gran parte dell’America Latina col nome di “agritoxico”, dove è il principale indiziato di tumori, malattie genetiche e leucemie spesso mortali.

 

Oggi, nel mondo, il 94% delle coltivazioni di soia e il 92% di quelle del mais sono varianti di sementi OGM create dai laboratori della Monsanto. Di naturale non c’è più nulla.

 

Ne parliamo con Marco Tafel, un compagno che da anni è impegnato sul terreno dell’agricoltura dal basso, autogestita, biologica.

 

Ascolta la diretta:

 

2017 11 30 glifosato tafel

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