Trump verso il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele

E’ atteso nel pomeriggio di oggi l’annuncio con cui il presidente statunitense Donald Trump dovrebbe ufficializzare la sua decisione, più volte ribadita negli ultimi giorni, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Una decisione unilaterale da parte dell’amministrazione USA con cui Trump vuole tenere fede a una delle promesse fatte a Israele in campagna elettorale. Sembra invece slittare in avanti la decisione, inizialmente annunciata come contestuale, di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

 

La decisione della Casa Bianca ha suscitato le proteste di tutto il mondo arabo e il presidente palestinese Abu Mazen ha inviato una lettera all’Onu per chiedere che intervenga presso il Consiglio di Sicurezza per fermare la scelta di Trump. Il tycoon sembra però intenzionato a proseguire per la sua strada e, se la sua decisione verrà ufficializzata, segnerà una svolta storica nella politica estera statunitense nei riguardi del conflitto israelo-palestinese. Se è vero che negli ultimi decenni gli USA non hanno mai messo in discussione il proprio appoggio allo Stato ebraico e hanno sempre giocato un ruolo tutt’altro che imparziale nei tentativi di mediazione del conflitto, la decisione di Trump romperebbe apertamente con la linea tenuta finora dagli USA dagli accordi di Oslo in poi. La scelta della Casa Bianca, accolta con preoccupazione da diversi paesi (anche all’esterno del mondo arabo) e bollata da molti commentatori come “folle”, si inserisce in realtà in un più ampio progetto statunitense a sostegno di Israele con il quale Trump vuole creare le condizioni per disegnare un nuovo assetto in Medio Oriente. In particolare, per i sauditi e le petromonarchie la contropartita per la forzatura su Gerusalemme sarebbe la garanzia di un ridimensionamento del ruolo israeliano nella regione.

 

In seguito all’annuncio di Trump i palestinesi hanno proclamato tre giorni di collera (da oggi fino a venerdì) e manifestazioni di protesta sono annunciate a Ramallah, in altre città cisgiordane e nella Striscia di Gaza.

 

Da Gerusalemme il commento di Michele Giorgio, giornalista de Il Manifesto:

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