
Iran. Rivolta popolare e bagno di sangue
venerdì 16 gennaio 2026
Le proteste che dalla fine del 2025 scuotono l’Iran aprendo un nuovo ciclo di rivolte politiche nel Paese non accennano a fermarsi.
L’ondata di manifestazioni è scoppiata il 27 dicembre 2025 dal Bazar di Teheran, in seguito al crollo della valuta locale, che ha aggravato la situazione economica tra carovita e inflazione, ma si è rapidamente trasformata in un movimento di protesta politico contro il regime che investe ampie aree del paese.
Le lotte hanno carattere in buona parte spontaneo ed hanno assunto caratteri sempre più radicali con assalti ai commissariati e manifestanti che disarmano i miliziani governativi.
Negli slogan di piazza emerge in modo chiaro la volontà di farla finita con il governo teocratico ma nessuna simpatia per l’erede della dinastia Palhavi, il cui programma è di carattere dittatoriale.
Nel tentativo di isolare il Paese e interrompere le comunicazioni interne ed esterne, Teheran ha imposto la chiusura di Internet a partire da giovedì 8 gennaio; il blackout informativo ha quasi azzerato il flusso di notizie indipendenti dall’interno dell’Iran, rendendo difficile valutare l’effettiva portata delle proteste e della repressione. Prima del blocco, le manifestazioni avevano interessato quasi tutte le province e almeno 70 città.
Le vittime potrebbero essere arrivate a 12.000, mentre gli arresti ammonterebbero a 10.700.
I prigionieri vengono torturati e potrebbero essere tutti impiccati.
Le poche telefonate che ancora giungono ci descrivono una situazione drammatica con armi automatiche usate contro la folla disarmata.
Alcuni video diffusi online prima del blackout governativo mostrano cadaveri ammassati nelle strade e negli ospedali, ma con ogni probabilità il massacro è di gran lunga superiore.
Ne abbiamo parlato con Behrooz di Togheter for Iran di Milano
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