
Iran. Ragioni ed effetti economici della guerra
martedì 10 marzo 2026
L’attacco Usa-Israele (ma soprattutto Usa) ha come obiettivo il condizionamento delle traiettorie di export delle materie prime, in primis il petrolio, nei confronti della Cina. Non è un caso che gli interventi militari targati Trump abbiano colpito Venezuela e Iran, tra i principali esportatori di petrolio verso la Cina.
Nel caso del Venezuela, ampiamente ricattabile se non ha più il controllo sulle riserve petrolifere, la nuova amministrazione Rodríguez ha dovuto sottomettersi al ricatto del grande capitale statunitense. Difficilmente ciò potrà avvenire con l’Iran, la cui teocrazia detiene saldamente il controllo statale delle riserve petrolifere. Anzi, il posizionamento geo-strategico dell’Iran potrebbe portare conseguenze negative per le stesse economie occidentali.
E i segnali ci sono già tutti: il prezzo del petrolio è schizzato a 100 dollari al barile.
Ogni giorno attraverso lo stretto di Hormuz transitano circa 20 milioni di barili tra greggio e prodotti petroliferi. Oltre il 20% del consumo mondiale. Circa il 70% delle riserve produttive Opec+ si trova nei Paesi del Golf che sono a loro volta bloccati. Arabia Saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati non riescono a esportare normalmente.
Ne abbiamo parlato con l’economista Andrea Fumagalli, autore di un articolo uscito su Effimera che potete leggere qui
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