Homo comfort

Homo Comfort è l’uomo moderno, legato e dipendente dalla comodità e da uno sviluppo tecnologico di cui gode i frutti, ma che non comprende nella sua totalità. Il rifiuto della fatica, come questione di classe e non solo di piacere, ha rapidamente trasformato l’individuo sia fisicamente che a livello sensoriale e cognitivo. Sono andate perdute quelle attività che legavano l’essere umano alla terra, alla sua capacità di adattarsi e trasformare attraverso il suo lavoro e le sue conoscenze la natura che lo circondava. L’ambiente odierno è totalmente alienante: ripulito e privo di difficoltà, che offre attrazioni e comodità di plastica, tanto da stravolgere totalmente concetti  come l’igene, la sicurezza alimentare o il decoro, promuovendo standard artificiali sempre più lontani dagli effettivi processi naturali di un prodotto o di una attività.

Homo Comfort è figlio di questo secolo e corre dietro all’idea di sviluppo infinito tanto cara alla società tecno-industriale, dove ogni prodotto dev’essere mercificato e dunque reso unico e attraente. L’idea di comfort è proprio questa: per far fronte a una società sempre più omologante ci si appiglia a prodotti sempre più individualizzati e perfezionati, dunque non più utili o necessari, ma semplicemente migliori a quelli precedenti. L’idea di sviluppo è incontestabile proprio come la comodità, che piace a tutti ed è innegabilmente piacevole; non si può attaccare ciò che produce piacere, eppure dietro a queste meraviglie capitaliste si nasconde un inferno di spazzatura, inquinamento, industrie, estrazione di materiali e controllo sociale.

La comodità dovrebbe essere un piacere, non un mantra e neppure una delega delle nostre capacità e della nostra personalità.

Ne abbiamo parlato con Stefano Boni, antropologo e autore del libro “Homo Comfort”

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