
Piracy Shield, AGCOM e Cloudflare – interviene il TAR Lazio: Il TAR del Lazio ha emesso un’ordinanza collegiale che accoglie parzialmente il ricorso di Cloudflare contro il diniego di accesso agli atti opposto dall’AGCOM nell’ambito del sistema antipirateria Piracy Shield. Cloudflare, destinataria di una sanzione da 14 milioni di euro, aveva chiesto di accedere alle relazioni istruttorie e agli allegati delle riunioni del Consiglio dell’Autorità (6 novembre, 17 e 29 dicembre 2025) per poter contestare la delibera sanzionatoria. Il TAR ha riconosciuto che tali documenti hanno un rilievo difensivo concreto e attuale, richiamando l’insegnamento dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato secondo cui, una volta accertato il nesso di strumentalità tra documento e situazione da tutelare, né la PA né il giudice dell’accesso devono fare ulteriori valutazioni sulla decisività del documento. Il tribunale ha inoltre rigettato la difesa dell’AGCOM basata sulle clausole di esclusione del proprio regolamento interno sull’accesso (note, appunti e bozze preliminari), ritenendole inapplicabili al caso.
UK Online Safety Act – i controlli sull’età non funzionano: A mesi dall’entrata in vigore dei requisiti rafforzati di verifica dell’età previsti dall’Online Safety Act britannico, una ricerca condotta da Internet Matters su oltre 1.000 minori e i loro genitori dimostra che il sistema sta fallendo nel suo obiettivo principale. Il 46% dei bambini intervistati dichiara che i controlli dell’età sono facili da aggirare, mentre solo il 17% li trova difficili. I metodi usati sono banali: inserire una data di nascita falsa, usare il documento di identità di qualcun altro, utilizzare un personaggio di un videogioco per ingannare i sistemi di selfie video, o addirittura disegnarsi i baffi sul viso per superare i filtri di riconoscimento facciale. Il problema è aggravato dal comportamento dei genitori: il 17% ammette di aiutare attivamente i propri figli a eludere le verifiche, e un ulteriore 9% chiude semplicemente un occhio. Il 49% dei minori dichiara di aver incontrato contenuti dannosi online di recente, indipendentemente dai controlli. La CEO di Internet Matters ha chiesto un’azione più decisa da parte del governo e dell’industria, sostenendo che la sicurezza deve essere integrata nella progettazione dei servizi dall’inizio, non aggiunta come risposta ai danni.
Uber brucia l’intero budget AI 2026 in quattro mesi: Uber ha esaurito il budget annuale destinato all’intelligenza artificiale in soli quattro mesi, da dicembre 2025 ad aprile 2026, a causa dell’adozione esplosiva di Claude Code e Cursor da parte del team di ingegneria. L’accesso a Claude Code è stato distribuito a dicembre 2025 e l’utilizzo è raddoppiato entro febbraio, man mano che gli sviluppatori ne scoprivano le capacità multi-step. I costi mensili per le API oscillano tra 500 e 2.000 dollari per ingegnere. Ad oggi il 95% degli ingegneri Uber utilizza strumenti AI mensilmente e il 70% del codice committato è generato dall’intelligenza artificiale. Il CTO ha dichiarato che l’azienda è “tornata al punto di partenza” sulla pianificazione del budget AI, dovendo decidere se può permettersi questo livello di produttività su scala. Con una spesa R&D annua di 3,4 miliardi di dollari, gli strumenti di coding AI rappresentano ormai una porzione significativa che nessuno aveva previsto richiedesse così tanto capitale così rapidamente. Cursor, l’altro strumento principale, ha raggiunto un plateau nell’utilizzo mentre Claude Code domina i flussi di lavoro.








