L’amiantifera di Balangero – 9/01/2019

liberation front

L’amiantifera di Balangero è stato il più grande sito estrattivo di amianto in Europa per tutto il secolo scorso e la sua grandezza è andata di pari passo con l’utilizzo industriale di questo minerale cancerogeno.

Già nel 1904 un decreto regio definisce l’amianto un “materiale pericoloso”, in seguito alla morte di alcuni minatori ammalatosi alle vie respiratorie. Rimasto inascoltato la cava s’è espansa e industrializzata per tutto il secolo e l’amianto raccolto è stato venduto per produrre qualsiasi cosa, dai filtri delle sigarette alle suole per le scarpe e tutto il comparto edilizio ancora oggi in via di smantellamento.

Nonostante i grossi pericoli legati alla salute dei minatori e di tutto il territorio circostante, l’amiantifera di Balangero era il fiore all’occhiello di queste valli –la Fiat della montagna- per le opportunità lavorative e la sicurezza di salario che questa ha sempre rappresentato. Ciò nonostante è stato teatro di lunghi e violenti scioperi fino alla chiusura per abbandono nel 1990.

Oggi del monte San Vittore rimangono solo i terrazzamenti su un lato della montagna sventrata e un grosso lago artificiale creatosi dalle attività di scavo. Il sito è in mano ad un ente di bonifica che non può far altro che monitorare i livelli d’amianto presenti nell’aria e nel terreno.

Altri invece cercano di trarre ancora profitto da questa amiantifera: chi vorrebbe farne un sito museale incentivando il turismo e chi vorrebbe riportarci l’amianto bonificato in questi ultimi vent’anni per tombarlo laddove era stato estratto.

Il surreale spettacolo lasciato dai resti dell’aminatifera di Balangero dovrebbe essere il monito, ahimè inascoltato, per chi si riempie la bocca di “lavoro” e “progresso”, mentre invece propaga soltanto morte e devastazione.

Ne parliamo con un compagno del comitato No Tav Ciriè – Valli di Lanzo

 

 

 

 

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