Riforma della giustizia: più poteri all’esecutivo

venerdì 16 gennaio 2026

I prossimi 22 e 23 marzo si voterà per il referendum sulla riforma della giustizia, voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni e approvata, in 4 letture, da Camera e Senato.
Ma che cos’è questa riforma?
I punti essenziali sono tre.
– Giudice o pm, le strade sono separate. E senza «ripensamenti»
– Il Csm cambia forma e si sdoppia. I componenti verranno estratti a sorte e non più eletti
– Procedimenti disciplinari per le toghe. A decidere un’Alta corte istituita appositamente.
Le valutazioni su questa riforma sono discordi. C’è chi ritiene che la separazione delle carriere tra PM e giudici riduca l’inevitabile contiguità tra le due figure fornendo maggiori garanzie agli imputati e chi invece pensa che si instauri un rapporto troppo stretto tra PM e polizia giudiziaria, che dipende dal ministero dell’Interno. Di fatto un ulteriore rinforzamento dello Stato di polizia. Non solo. La sottrazione degli organismi di autogoverno dei giudici, sostituiti da meccanismi sorteggio in buona parte sotto il controllo del governo, aumenta la pressione dell’esecutivo sulle toghe, elidendo ulteriormente la già fragile separazione delle carriere.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco

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