
All’alba delle elezioni mid-term in USA
lunedì 2 novembre 2026
Martedì negli Stati Uniti si vota per le elezioni di metà mandato. Sono state raccontate come un referendum su Trump, ma, comunque vada, il presidente resterà alla Casa Bianca fino al 2029. Se al Senato la sfida per i democratici resta più difficile, alla Camera, invece, la conquista della maggioranza sembra a portata di mano.
I sondaggi, però, vanno presi con le pinze. A pesare è soprattutto la macchina di soppressione del voto messa in piedi dall’amministrazione. C’è lo svuotamento del Voting Rights Act da parte della Corte Suprema, la causa intentata dal Dipartimento di Giustizia per cancellare dalle liste elettorali oltre 20mila persone in California, con il pretesto che sarebbero «non cittadini», e infine la minaccia di inviare agenti federali ai seggi.
Ma anche un’eventuale riconquista del Congresso da parte dei democratici non comporterebbe necessariamente un blocco dell’agenda politica di Trump, come dimostrano i precedenti. Trump ha infatti già più volte aggirato il Congresso, ignorando la War Powers Resolution sulla guerra all’Iran e sospendendo le sanzioni contro la Russia, votate da democratici e repubblicani. L’opposizione potrebbe diventare più incisiva, ma resterebbe soprattutto simbolica. Anche una procedura di impeachment potrebbe ottenere il via libera della Camera, ma non avrebbe alcuna possibilità di passare al Senato, dove è necessaria una maggioranza dei due terzi.
Ne abbiamo parlato con Giovanna Branca, giornalista de Il Manifesto e inviata negli Stati Uniti per seguire le elezioni di midterm.









