“Africa Waka” IV: l’Africa Occidentale e un primo bilancio conclusivo

Sankara

Domenica 28 luglio negli studi di via Cecchi 21a è andato in onda un nuovo approfondimento sul tema dell’Africa, con la presenza di alcuni ospiti in studio. in particolare si è parlato di Africa occidentale, quarta puntata del ciclo “Africa without borders”, ma non solo.

Stefania, “africana nel cuore”, ha parlato della sua esperienza nell’assistenza legale ai migranti qui a Torino e in particolare dell’ultimo anello dell’oppressione dell’Africa da parte del neocolonialismo occidentale, ovvero il sistema CIE, con le  brutali deportazioni che ivi vengono organizzate dalla polizia (anche nei giorni recenti):

deportazioniinAfrica

Successivamente ha parlato del Senegal, paese in cui ha vissuto un anno per motivi si studio, e in particolare di un episodio poco conosciuto ovvero lo sciopero del 1947 dei lavoratori della ferrovia che collegava Dakar al Niger che fu una pagina di lotta di classe africana che portò poi all’indipendenza del Senegal e di vari altri paesi dell’area; questo sciopero è narrato anche nel libro “Le boux des bois de dieu”, dello scrittore e regista Ousmane Sembene, mai tradotto in italiano. In conclusione a questa parte una canzone dedicata alle donne africane che lottano:

senegal

Successivamente Aksil e Stefania dedicano un doveroso spazio a Thomas Sankara, il rivoluzionario presidente del Burkina Faso assassinato nel 1987 per la sua battaglia per annullare il debito dei paesi africani nei confronti delle potenze imperialiste. Vengono ricordate le sue riforme, il suo stile di vita, il suo esempio per le generazioni future, e in conclusione un brano a lui dedicato dell’artista ivoriano Alpha Blondy:

sankara

Alla fine della trasmissione facciamo con Sidi un aggiornamento sulla situazione dell’Azawad e poi un bilancio di questo ciclo di incontri sull’Africa e rilanciamo la volontà di continuare a diffondere il messaggio di un’Africa senza confini dove tutti i popoli che ne fanno parte da nord a sud, da est a ovest lottano per la liberazione del continente dallo sfruttamento e dall’oppressione neo coloniale. Il saluto finale è affidato a un gruppo musicale tuareg:

finale

 

 

 

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