Le deboli spalle dell’Atlante italiano

Il sistema creditizio italiano è tra i più malmessi di Europa con 360 miliardi di euro di crediti incagliati o in sofferenza: oltre il 20% dei debiti delle banche sono di difficile o impossibile riscossione. Un sistema che fa acqua da tutte le parti e che sta dando non pochi grattacapi al governo. Con la tipica tattica dello struzzo, in effetti, l’Italia ha aspettato fino all’ultimo prima di “salvare” le banche sofferenti. Ormai le regole europee (il cosiddetto bail-in) non permette più di dare soldi pubblici direttamente alle banche costringendo l’Italia a complicati escamotage. L’ultimo è il cosiddetto fondo Atlante, co-finanziato dai principali istituti di credito e dalla Cassa depositi e prestiti.

Al di là del nome evocativo, l’espediente sembra essere troppo limitato ed arrivare troppo tardi, Impossibile per l’Atlante italiano sostenere il peso di 55 miliardi di sofferenze bancarie nette con un capitale di circa 5 miliardi. L’operazione favorirà invece senz’altro l’ulteriore concentrazione di un sistema finanziario fuori controllo, costruito come un castello di carte essenzialmente nell’obiettivo di scaricare la pressione fiscale sulle fasce di popolazione a reddito più basso che non possono permettersi complicati sistemi di evasione come quelli che sono emersi nello scandalo Panama papers.

Ne abbiamo parlato con l’economista Vincenzo Comito, autore di un recente articolo sul tema:

vincenzo_comito_fondo atlante

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