28 giugno. A cinque anni dalla Libera Repubblica i No Tav si ribellano alla repressione

Questa mattina al tribunale di Torino ci sono stati gli interrogatori di garanzia per i No Tav accusati di resistenza aggravata per la giornata di lotta del 28 giugno del 2015. Alcuni di loro hanno già pubblicamente annunciato la decisione di non accettare le misure cautelari imposte, affrontandone consapevolmente le conseguenze. Questa mattina si è svolta a Bussoleno una conferenza stampa cui hanno partecipato alcuni dei No Tav che stanno sottraendosi alle firme e ai domiciliari.
Abbiamo fatto il punto della situazione con Gianluca, uno dei “disobbedienti” alla privazione della libertà, nonché redattore di radio Blackout

Ascolta la diretta:

2016-06-28-gianlu-28giugno

Durante la conferenza stampa Nicoletta ha letto la dichiarazione consegnata dal suo avvocato ai giudici.
Ne riportiamo qualche stralcio:

“(…) Il movimento NO TAV lotta ormai da quasi trent’anni non solo contro un’opera inutile, costosissima, devastante per la salute di chi la fa e di chi la subisce, ma contro un modello di vita e di sviluppo fondato sulla guerra all’uomo e alla natura, un potere che “usa la legge e si serve del bastone e sugli altri ha potere di padrone”.
Sul filo di questa lotta la mia vita è passata e non invano, perché ho potuto condividere il prodigio di una collettività che si ricostruiva, partendo da storie ed esperienze diverse ed unendosi in una pratica concreta , generosa e limpida , responsabilmente attenta all’esistenza di ognuno ed al futuro di tutti, anche di chi verrà dopo di noi.
E’ questo il legame profondo che ci ha uniti negli anni ed ha consolidato legami intorno a noi, antidoto potente alla società dell’usa e getta, al potere che fa della guerra tra poveri il piedistallo del proprio dominio.“spirito di fraternità” che ci ha sostenuti sempre, nei giorni e nelle notti passati a presidiare il territorio contro l’impianto dei cantieri TAV, a contrastare con i nostri corpi l’esercito di ruspe e uomini in armi che venivano ad imporre con la violenza ciò che il popolo rifiutava.
E’ ancora il senso di fraternità che ha dato vita alla Libera Repubblica della Maddalena e che ci ha permesso di affrontare a testa alta la repressione, sui luoghi della lotta, nelle aule dei tribunali, nelle carceri dove sono stati rinchiusi i nostri figli.
Fraternità non solo con gli esseri umani, ma con tutti gli esseri viventi, i grandi castagni secolari sradicati per fa posto al cemento, gli animali del bosco privati di accesso all’acqua, cacciati lontano dall’eterno giorno elettrico dei cantieri.
Fraternità che ci fa provare rabbia e pena di fronte agli operai che ogni giorno entrano a testa bassa nel “tunnel geognostico della Clarea, a respirare l’uranio e l’amianto quotidiano.
Sete di giustizia sociale che ci fa schierare contro lo spreco di denaro pubblico connaturato alle cosiddette Grandi Opere ci impegna al fianco delle lotte per la casa, contro le privatizzazioni, per una sanità ed una scuola pubblica e gratuita, per le Piccole Opere utili, rispettose delle qualità del lavoro e della vita.
Indignazione verso un sistema che garantisce libera circolazione alle merci e ai capitali, ma alza barriere invalicabili contro chi fugge dalle guerre e dalla fame.
Questi trent’anni li ho condivisi attivamente giorno dopo giorno e ne rivendico ogni minuto, ogni passo, come un tesoro inestimabile di esperienze, di cultura, di affetti, di solidarietà che mi ha permesso di “vivere a questo mondo non come un inquilino o un viaggiatore stagionale, ma come nella casa di mio padre e di mia madre”.

Ero presente anche alla camminata del 28 giugno di un anno fa da Exilles a Chiomonte,   per ricordare la libera repubblica della Maddalena e ribadire l’inesausta volontà di liberazione.
Una grande giornata popolare, un serpentone colorato e gioioso di tutte le età, interrotto ad un certo punto da barriere inaccessibili ed inaccettabili , avvelenato dal fumo dei lacrimogeni.
Di quel giorno rivendico ogni passo ed ogni azione, come mio diritto e dovere di resistenza.
Per questo motivo rifiuto le misure restrittive che mi sono state o mi saranno comminate: non accetto di far atto di sudditanza con la firma quotidiana, non accetterò di trasformare i luoghi della mia vita in obbligo di residenza né la mia casa in prigione; non sarò la carceriera di me stessa.
Sento con me le ragioni e la forza collettiva degli oppressi, coloro che non hanno altro da perdere se non le proprie catene, ma hanno un mondo intero da conquistare.”

Potrebbe anche interessarti...