Ticino. Il referendum della paura

immagini-quotidiano-netIl vento xenofobo e razzista spazza l’Europa da decenni. La confederazione svizzera non è da meno. La propaganda della Lega Ticinese – culturalmente omologa alla Lega Nord – e dell’Unione Democratica di Centro ha raccolto ampi consensi sino a decretare il successo al referendum indetto per limitare il numero degli immigrati nel Cantone confinante con la Lombardia. Con buona pace del governatore leghista Maroni, che ha scoperto un antica verità: la Lombardia è a sud del Ticino.
Lo slogan vittorioso della campagna referendaria era mutuato a piene mani dalla propaganda dei leghisti lombardi “Prima i Nostri!”

Al di là delle celie i 60 mila transfrontalieri che ogni giorno vanno a lavorare in Ticino guadagnano intorno ai tremila euro mensili. Con tremila euro in Ticino si supera a malapena la boa di metà mese, in Italia con quella cifra si campa bene anche spendendo molto per viaggiare.
I settori dove vengono impiegati i lavoratori stranieri, primo tra tutti quello edilizio, sono disertati dagli svizzeri, perché si tratta spesso di lavori usuranti, pericolosi e malpagati. Un lavoratore svizzero ha salari intorno a 4500 euro mensili.
Non a caso il presidente degli imprenditori ticinesi era schierato sul fronte del no al referendum, perché gli immigrati garantiscono manodopera a basso costo e contribuiscono a tenere sotto pressione anche i lavoratori locali. Scenari già visti anche in Italia.

Al referendum probabilmente non seguirà una vera stretta sugli ingressi di immigrati e frontalieri, perché, al di là del malumore dei padroni, gli accordi bilaterali tra Svizzera ed Unione Europea dovrebbero essere rinegoziati con effetti sistemici molto ampi. Tra Svizzera e UE oggi è in vigore un accordo simile a quello di Schengen sulla libera circolazione delle persone, sottoscritto da buona parte dei paesi aderenti all’UE.

Se il referendum rimanesse lettera quasi morta resterebbe il fatto che un vento protezionista, xenofobo e razzista soffia sempre più forte.

Ne abbiamo parlato con un compagno ticinese, Paolo, impegnato soprattutto sul fronte sindacale.

Ascolta la diretta:

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