IRAQ. Le proteste dei sostenitori di al-Sadr a Bagdhad

Sabato scorso (11 febbraio) Badhad è stata teatro di scontri tra i sostenitori del religioso sciita Muqtada al-Sadr e la polizia. Le ragioni della protesta, chiamata da Sadr per chiedere una revisione dell’organismo che monitorerà le elezioni provinciali di settembre al momento giudicato troppo vicino al suo rivale sciita Nuri al-Maliki, sono solo la punta di un iceberg di malcontento che attraversa il paese sotto numerosi fronti. Lo scenario è quello di un paese fortemente diviso sia dal punto di vista religioso – l’Iraq è un paese al 60% sciita a differenza di molti altri paesi mediorientali a maggioranza sunnita – che dal punto di vista politico. E le proteste del popolo Iracheno contro l’attuale governo di Bagdad guidato dal Primo ministro al-ʿAbādī, e contro il suo predecessore Nuri al-Maliki si trovano schiacciate anche da un contesto geopolitico che vede l’Iraq stretto nella morsa di forti pressioni internazionali, tra la guerra al terrorismo di Daesh e gli interessi strategici di Stati Uniti, Russia e quelli del vicino Iran, solo per nominarne alcuni.

Per approfondire le ragioni delle proteste e il difficile contesto Iracheno abbiamo sentito Roberto Prinzi giornalista di Nena News Agency

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