Sulla “caccia ai nigeriani”

Una circolare del Ministero degli Interni datata 26 gennaio ha invitato le Questure di Roma, Brindisi, Torino e Caltanissetta a “individuare”, ovvero “catturare”, 95 cittadini nigeriani senza permesso di soggiorno entro il 18 febbraio 2017. L’obiettivo è di riempire il volo charter di Frontex, già previsto per quella data, che decollerà da Roma Fiumicino per deportarli in massa a Lagos. La circolare invita a rendere disponibili nei CIE “anche mediante eventuali dimissioni anticipate” posti riservati alle cittadine e ai cittadini nigeriani al fine della loro identificazione e rimpatrio, nonché a effettuare “mirati servizi finalizzati al rintraccio di cittadini nigeriani in posizione illegale sul territorio nazionale”, specificando che 50 posti devono essere riservati per donne nigeriane presso il CIE di Ponte Galeria. Una vera e propria caccia su base etnica, che dà seguito agli accordi bilaterali con la Nigeria ed ai protocolli operativi con la sua ambasciata. Una speculazione politica che fa dell’aperta discriminazione razziale la cifra di quell’arbitraria distinzione tra “migrante economico” e “rifugiato” utile al governo differenziale di corpi migranti da sfruttare nel nostro paese. Ciò che oggi assume contorni eclatanti è in realtà un dispositivo di lungo corso: è infatti noto come lo scorso anno una grossa fetta dei diniegati dalle Commissioni territoriali siano stati proprio richiedenti asilo nigeriani (il 21% del totale richiedenti asilo nel 2016). Va sottolineato che a queste persone lo Stato dovrebbe riconoscere la protezione anche solo per il fatto che oggi, per arrivare in Italia, passano dall’inferno libico per poi spesso rischiare la vita sui gommoni, senza parlare di chi fugge dai jihadisti di Boko Haram e delle vittime di tratta.

 

Nel tentativo di diffondere il più possibile l’informazione della “caccia ai nigeriani” ordinata dal Viminale, questa mattina abbiamo sentito una compagna antirazzista:

cacciaalnigeriano

 

 

 

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