Aggiornamenti su Adriana, dal Cie di Brindisi a quello di Caltanissetta

La vicenda di Adriana, migrante trans rinchiusa nella sezione maschile del Cie di Brindisi, era salita agli “onori” di mezzi di informazione mainstream per la peculiare brutalità a cui era stata sottoposta la donna. Esposta a violenze della polizia e dello stato che l’ha rinchiusa in quanto senza documenti, si sommavano poi le difficoltà di ritrovarsi in una sezione non femminile in quanto persona trans. Probabilmente a causa dell’attenzione mediatica a riguardo, alcune settimane fa le autorità sembrano aver messo in scena un agghiacciante teatrino di liberazione: annunciando ad agenzie di stampa ed avvocati che la liberazione della donna fosse imminente, hanno cercato di togliersi di dosso l’attenzione di media ed attivist*.

 

Ma la libertà per Adriana era tutt’altro che in arrivo, al contrario si è trattato di un trasferimento al CPR di Caltanissetta; questo a causa dei suoi precedenti penali. Adriana ha deciso di fare richiesta di asilo, ma essendo con precedenti penali, è costretta ad attendere il responso delle Commissioni Territoriali rinchiusa in un CPR, anche questa volta in cui c’è solo la sezione maschile: sempre per “tutelarne l’incolumità” è stata isolata dagli altri prigionieri e alloggiata in un container.

 

La farsa del trasferimento e della violenza a cui viene sottoposta nella reclusione emerge dalle sue stesse parole, raggiunta al telefono ai microfoni di Radio Blackout:

adriana_cie

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