Esportazione di tecnologie di cybersorveglianza, nel business anche aziende italiane

L’Italia torna sotto i riflettori per quanto riguarda l’esportazione di tecnologie di cybersorveglianza. Un business redditizio, teoricamente soggetto a restrizioni internazionali, che coinvolge anche aziende del nostro paese.

 

A riportare in auge la questione negli ultimi giorni è stato un documentario dal titolo “Spy Merchants” realizzato sotto copertura da Al Jazeera sui “mercati di sorveglianza”. Nel servizio, andato in onda lunedì, vengono riportate alcune conversazioni con rappresentanti di aziende che producono tecnologie di intercettazione delle comunicazioni e le esportano in paesi che vìolano i diritti umani del propri cittadini (come Iran e Sud Sudan). Tra le aziende coinvolte anche due note imprese italiane, IPS e Area spa.

 

Nella giornata di ieri alcune associazioni per i diritti digitali (Privacy International, Cild-Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili e il Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani) hanno inviato una lettera al Ministero per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, chiedendo di rendere pubblici alcuni dati sulle licenze all’esportazione di tecnologia di sorveglianza sottoposte a controlli (dati che fino ad oggi non sono stati divulgati nel loro insieme). Le stesse associazioni avevano già contattato il Ministro all’inizio dell’anno, chiedendo – e ottenendo – la revoca della licenza di esportazione per l’azienda italiana Area SpA, che vendeva tecnologie di sorveglianza all’agenzia di intelligence egiziana Technical Research Department.

 

Abbiamo commentato queste notizie con Riccardo Coluccini, collaboratore di Motherboard:

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