Favelado bom é favelado morto: sempre più omicidi per mano della polizia in Brasile

Lo scorso fine settimana, i poliziotti della UPP (Unità di Polizia di Pacificazione) di Rio de Janeiro hanno condotto un’ennesima operazione repressiva, questa volta nella favela Morro dos Macacos, periferia nord della metropoli, che si è conclusa con la morte di tre persone e almeno due feriti. Gli abitanti si sono di nuovo trovati ostaggio della violenza di Stato, detenuti in casa fino alla fine del fuoco poliziesco. Lunedì 3 aprile hanno quindi deciso di mostrare la loro rabbia bloccando la strada principale del quartiere con un corteo spontaneo e intonando cori contro la polizia militare presente con un contingente sproporzionato. Questi ultimi omicidi di Stato non fanno altro che allungare una lunga lista di morte: 182 persone uccise dalla polizia nei soli primi due mesi dell’anno, una media di tre morti ammazzati al giorno.

 

Morti ammazzati in una guerra razziale e di classe, la stragrande maggioranza sono infatti abitanti poveri delle favelas e delle periferie, afrodiscendenti. Archiviate le Olimpiadi e il piano di pacificazione delle favelas, è aumentato del 78% il numero (ufficiale) di persone uccise per mano della polizia militare e civile nei primi due mesi di quest’anno. Senza contare tutti gli omicidi di cui non esiste alcuna traccia, perchè a morire sono i corpi eccedenti del sistema, persone le cui esistenze sono negate e invisibilizzate perchè considerate rifiuti da parte dello Stato e della classe dominante che detiene il potere economico-politico dentro ed oltre le sue strutture.

 

Questa mattina abbiamo parlato dell’attuale ondata di violenza poliziesca in Brasile con Luigi Spera, giornalista freelance.

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