Ibrahim, una banale morte per incuria (e un tocco di razzismo)

Dell’ennesima morte per razzismo stavolta rimane oltre alla rabbia e lo sgomento un altro motivo di disgusto: l’indifferenza e la paura di chi magari è capace di considerarsi persino facente parte di un’illuminata società civile: farmacisti, tassisti, medici del Pronto soccorso… insensibilità incurante, nel doppio senso della parola: omissione di cure per un uomo che sta male e privazione della predisposizione a prendersi cura dell’Altro da sé. I care… già! forse non nel paese dove la povertà dilaga e diventa cifra per poter sopravvivere: laddove si opera sempre in emergenza la precedenza nelle cure ospedaliere è pari alla potenzialità di fare causa, di fare pressione, di avere denaro e “prestigio”… basta un pochino di più del vicino di barella e magari puoi farcela, perché il medico teme conseguenze per la sua incuria. Lo stesso vale per il farmacista che, impaurito dalla pigmentazione, non considera nemmeno di prestare la sua opera; per il tassista con battute da serie televisiva di infimo ordine, che rifiuta il passaggio all’ospedale, perché manca l’autorizzazione della polizia (ad accompagnare un uomo di un altro colore): una mescolanza di banale ferocia e paura irrazionale. E poi il solito atteggiamento delle guardie e della loro burocrazia; per non parlare della mancata autopsia, per cui non si sa nemmeno di cosa è morto (oltre che di incuria) a 24 anni Ibrahim.

Sentiamo il racconto di quella notte allucinante fatto da Saso e le sue considerazioni invece molto lucide

Opg – Napoli

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