Una chiacchierata sulla criminalizzazione delle Ong e la situazione nel mar Mediterraneo

La vicenda della nave di Save the Children, perquisita su disposizione della procura di Trapani qualche giorno fa, riaccende l’attenzione sull’operato delle Ong accusate più o meno implicitamente di favorire l’immigrazione e di accordarsi con gli scafisti. Da diversi mesi le navi delle organizzazioni non governative che operano nel mar Mediterraneo salvando la vita di chi tenta la traversata verso l’Europa stanno subendo attacchi giuridici, mediatici e politici. Le procure di Catania e Trapani con le loro inchieste non svelano niente di che e l’operazione è più d’immagine che altro, anche se le loro disposizioni qualche effetto pratico lo hanno; ne è esempio il sequestro della Juventa avvenuto qualche mese fa che ha di fatto impedito che l’Ong tedesca Jugend Rettet  potesse continuare ad effettuare salvataggi in mare. E potrebbe non essere un caso che la prima a cadere nella morsa repressiva dello Stato sia stata proprio una piccola organizzazione con pochi mezzi sia economici che legali per difendersi.

Se da un lato infatti c’è l’esigenza di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai massacri di migranti che gli accordi promossi da Minniti e i suoi predecessori con i Paesi d’Africa hanno contribuito a consolidare e diffondere, dall’altro togliere materialmente gli strumenti alle Ong di operare pare un obiettivo allettante per ripulire un po’ il terreno e lasciare libera di agire la guardia costiera libica.

In questo contesto le Ong continuano a uscire in mare recuperando persone, raccogliendo le loro storie di violenza e ricatti, stando attente a girare alla larga dalla guardia costiera libica e dalla C-Star, la nave dei giovani di generazione identitaria, movimento di destra anti migranti che va a disturbare il loro operato.

Ne abbiamo parlato con Riccardo Gatto, comandante di imbarcazioni per l’ong Proactiva Open Arms

Ascolta la diretta:

 

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