Sigonella. Piattaforma di guerra

maggio 15, 2013 in L'informazione di Blackout

500 marines spostati dalla Spagna alla base NATO di Sigonella. Ufficialmente per garantire la sicurezza dei cittadini statunitensi in Libia. In realtà Sigonella è una base di guerra attiva ogni
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Bombe atomiche, miliardi e F35

aprile 24, 2013 in L'informazione di Blackout

Dagli Usa arriva un apparente voltafaccia rispetto agli impegni di Barack Obama verso il disarmo nucleare. Il Pentagono si appresta infatti a spendere 11 miliardi di dollari per ammodernare 200 ordigni nucleari tattici B61 allocati in
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Contro il Muos e contro la base USA

marzo 29, 2013 in Anarres, News Trasmissioni

Venerdì 29 marzo 2013. La lotta contro l’installazione del sistema di controllo satellitare Muos è divenuta sempre più radicale e radicata. Nonostante gli affanni della politica, impegnata in un difficile
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Debito USA e tagli alla spesa

marzo 7, 2013 in L'informazione di Blackout

A partire dalla settimana scorsa, i tagli indiscriminati alla spesa pubblica americana che si profilavano ormai da alcuni mesi all’orizzonte sono infine divenuti realtà. Si tratta di una sforbiciata da
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Politica estera USA: ecco la donna che ha fatto cadere il generale David Petraeus

novembre 12, 2012 in L'informazione di Blackout

Tutto può essere. Ma la caduta del capo della CIA, il generale David Petraeus, non sembra imputabile alla sola relazione extra coniugale, divenuta pubblica da qualche giorno. Dietro la parabola
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La battaglia dell’informazione e la crisi siriana

giugno 20, 2012 in Anarres, News Trasmissioni

La guerra civile in Siria, che pure costa la vita a migliaia di persone, ha anche un risvolto mediatico, che conferma l’importanza dell’informazione nella determinazione o fin’anche nella costruzione a tavolino di narrazioni utili ai propri fini politici.
Come non ricordare i cadaveri dei torturati della polizia segreta del dittatore Nicolae Ceausescu esibiti a prova della ferocia del regime e della legittimità della rivolta popolare.
Ceausescu era indubbiamente un macellaio, la cui fama in repressione e orrori non era certo usurpata, tuttavia resta il fatto che l’ansia mediatica di “mostrare” la fisicità dell’orrore finì con il mettere in scena i cadaveri prelevati da un ospedale dopo l’autopsia.
Nel caso della crisi siriana non vi sono dubbi sul rango di macellaio di Assad, nondimeno le notizie diffuse su alcuni massacri paiono del tutto improbabili. Il segno del bisogno di dare giustificazione ad un possibile intervento armato da parte dei soliti gendarmi mondiali autonominati.

La partita che vede al centro la Siria ha come protagonisti i sauditi e, non ultimi, i francesi. Sull’altro fronte troviamo la Russia di Putin, poco disponibile a cedere il proprio avamposto nel mediterraneo, come dimostra la recente notizia dell’arrivo di nuove navi da guerra nella base russa di Tartus in Siria.
Più prudente l’atteggiamento di Israele, per il quale la Siria della famiglia Assad, alauiti del laico partito Baas, la versione siriana dell’iracheno Baath, è stata per lunghi anni un buon “nemico”. Sebbene il conflitto per le alture del Golan e per il controllo delle risorse idriche non sia sia mai chiuso dalla guerra dei sei giorni, tuttavia la Siria non ha mai spinto troppo per rompere la tregua degli ultimi 40 anni.
La crisi siriana trascina inevitabilmente con se anche il Libano, paese nel quale la Siria ha esercitato una fortissima pressione.

Sulle prospettive di un intervento armato in Siria abbiamo discusso con Stefano Capello, autore, tra gli altri, de “Oltre il giardino”.

Afganistan. Ferocia e debolezza del gigante americano

marzo 14, 2012 in L'informazione di Blackout

L’ultima strage di civili l’hanno attribuita ad un soldato ubriaco e pazzo. Ma non ci crede nessuno. Lo stesso governo/fantoccio guidato da Hamid Karzai ha preso le distanze da quest’ennesimo atto di ferocia gratuita. Ormai lo fa da mesi, perché nemmeno le esili strutture “democratiche” volute dagli Stati Uniti per mettere in scena lo spettacolo della democrazia, sono in grado di reggere l’impatto delle operazioni notturne dei soldati della coalizione ISAF.
Queste operazioni notturne, con tanto di rastrellamenti e sequestri illegali di civili, raramente si concludono senza lasciare sul terreno nuove vittime. Nonostante le ripetute proteste del parlamento afgano, dello stesso Karzai e della Loya Jirga, gli americani e i loro alleati si sono rifiutati di far cessare queste incursioni sanguinarie.
La strage della provincia di Kandahar con ogni probabilità – lo confermerebbe la presenza di un elicottero sui due villaggi colpiti – si inserisce nel quadro di queste azioni di terrorismo verso la popolazione civile, nel tentativo di erodere il sostegno alla guerriglia talebana.
Questa strage ha un precedente storico nella guerra del Vietnam, che, specie negli USA è lo spettro di guerra infinita che ormai accompagna l’avventura militare afgana. A Mylai, il 16 marzo 1968, vennero uccisi 347 civili, tra cui molte donne – spesso anche stuprate – bambini ed anziani. Alla fine i soldati ammazzarono anche gli animali domestici e diedero fuoco al villaggio. A far scattare la strage fu il sospetto che una famiglia sostenesse i vietcong. Sul tenente William Calley, che guidava le truppe, venne insinuato il dubbio che fosse psichicamente instabile. A capo della commissione di inchiesta era un uomo destinato ad una folgorante carriera, il futuro segretario di Stato, Colin Powell, che concluse che i rapporti tra americani e popolazione vietnamita erano comunque ottimi. Calley venne condannato all’ergastolo e ai lavori forzati, ma, per decisione del presidente Nixon venne subito messo ai domiciliari nella sua casa a Fort Benning e tornò in libertà tre anni e mezzo dopo.

L’Afganistan sta diventando sempre più una sorta di Vietnam per gli statunitensi, incapaci di cogliere la complessità etnica, geografica, religiosa, politica di un paese che non si può definire nei termini della nazione in senso occidentale, dove i governi americani hanno più volte cambiato fronte e dove, soprattutto, non hanno saputo trovare alleati tra popolazioni disprezzate e vessate per oltre un decennio.

Ne abbiamo parlato con Marco Rossi, autore di numerosi articoli e di un libro, “Afganistan senza pace”, uscito qualche anno fa per le edizioni Zero in Condotta.

Spese militari e politiche di guerra

febbraio 21, 2012 in Anarres, News Trasmissioni

Il gioco delle tre carte delle spese militari si fa in Italia come negli Stati Uniti. Si muovono soldati e risorse sullo scacchiere in funzione degli interessi del momento.
Anarres ne ha parlato con Stefano Raspa, del Comitato contro Aviano 2000, compagno di Pordenone da sempre in prima fila nelle lotte antimilitariste, nonché fine analista delle dinamiche del “grande gioco della guerra”.
I finti tagli alla difesa di Barack Obama, puntano ad una razionalizzazione delle risorse in vista dei prossimi impegni di guerra. D’altra parte, con debito pubblico da far impallidire quello greco, la stanca potenza statunitense si regge sull’unica garanzia che rende inesigibile il proprio debito: la potenza militare.
La chiacchierata è proseguita con un lungo sguardo a casa nostra, dove poco a poco emerge la verità sull’impegno militare italiano in Libia.
Infine un ritratto del generale Di Paola, che si è guadagnato sul campo la poltrona di ministro. Un vero tecnico. Un tecnico di guerra.

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