Peggiorare la 270 è possibile

Scritto dasu 17 Settembre 2014

logo_pic_BNParlare di terrorismo significa già parlare di qualcosa cui è difficile se non impossibile attribuire sostanza giuridica. Perché parliamo di qualcosa che la storia (dei vincitori) plasma e definisce di volta in volta. Tant’è che il giuridico ha sempre lasciato ai dizionari e alle enciclopedie l’onere di definireil concetto. Che l’art. 270 con relativo bis e commi vari sia un mostro giuridico è noto da tempo. Che questo venisse ancora modificato in peggio è nell’ordine delle cose. Di queste cose almeno. Un testo presentato al Senato, con la scusa di abrogare la vecchia associazione sovversiva finisce col disciplinare la materia in senso ancora più repressivo. In particolare, approfittando dei venti  islamofobici che l’ISIS contribuisce a far spirare, si è cercato di colpire in maniera ancora più ampia e determinata finanziamenti e finanziatori dei gruppi che di volta in volta l’establishment internazionale definisce come terroristi per difendere i propri interessi strategici o contingenti. Già in passato abbiamo visto accuse pesantissime scagliate dai magistrati ai danni di attivisti che raccoglievano soldi per i palestinesi di Gaza (soldi che dunque passavano necessariamente attraverso Hamas) oppure per supportare la resistenza irachena.

Un altro passaggio saliente di questo nuovo testo è formulato allo scopo di colpire il mondo informatico, ciò che si muove attraverso internet anche a livello di prese di posizione e opinioni. Per partorire questo ennesimo mostro si finisce addirittura col negare il nesso tra il concetto di terrorismo e la violenza che diviene un ingrediente affatto superfluo. Va da se che il portato di simili salti logici può essere devastante come ci insegna la richiesta recente di applicazione del comma sexies ai sabotaggi in Valsusa.

L’ultimo passaggio riguarda la tutela e il privilegio accordato ex legibus ai collaboratori di giustizia che aiutino gli inquirenti o i giudici in questo genere di affari, con sconti di pena cospicui, che se applicati su minimi di pena significano in sostanza l’impunità totale per chi favorisca arresti o fornisca inforamazioni.

Il quadro disegnato è fosco. A spiegarcelo per bene uno degli avvocati più impegnati su questo fronte, Vainer Burani di Reggio Emilia.

 

Burani

 

 

 

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