La lobby delle armi ha il suo padrino politico

Scritto dasu 18 Febbraio 2019

Un refrain piuttosto ricorrente è quello che vede la società civile americana contrapporsi alla Nra, la National Rifle Association, ogni qual volta si registra una nuova strage in un campus o in altri luoghi pubblici a causa della facilità con cui ci si può armare in Usa. Un fenomeno che è riconducibile all’azione di lobbismo da parte della associazione degli armaioli americani. Ora, leggendo un bell’articolo proposto da “Pressenza” a firma Andrea Intonti si direbbe che sia stata posta la prima pietra per la fondazione di un sistema di potere simile a quello che ha dato così tanta forza alla Nra che di riflesso produce una forte base di consenso per i politici privi di scrupoli che intendono accarezzare gli interessi di cacciatori e amanti delle armi, ora schierata a coorte dietro al Comitato Direttiva 477, che intende tutelare i diritti dei legali detentori di armi.

Ne abbiamo parlato con Andrea Intonti che studia i sistemi di potere e in particolare il loro fondamento sulle lobbies che scelgono di creare cartelli con il potere politico per salvaguardare interessi economici che travolgono la comune percezione della realtà, inducendo in questo caso da lui analizzato a scelte di detenzione di armi sempre più diffuse… l’argomento ha scatenato un dibattito che potete ascoltare in questo podcast, che dà voce anche a pareri critici rispetto a un aspetto dell’articolo da cui siamo partiti, ritenendo utile che lo stato non possa controllare eccessivamente il possesso e l’uso delle armi: un dibattito interessante che magari potremo approfondire ulteriormente

La saldatura di interessi tra politica e lobbies

 

 


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