sull’incendio al petrolchimico di Porto Marghera

Scritto dasu 20 Maggio 2020

Un incendio di vaste proporzioni è divampato venerdì mattina 15 Maggio attorno alle 10.15, in seguito a un’esplosione nello stabilimento di prodotti chimici 3V Sigma, nell’area del petrolchimico di Porto Marghera in località Malcontenta.

A portarne le conseguenze 2 operai gravemente feriti, ricoverati nei centri ustioni di Padova e Verona. Già lo scorso anno gli operai del petrolchimico avevano scioperato per denunciare le scarse condizioni di sicurezza. L’incendio ha suscitato moltissima apprensione da parte della popolazione, che è stata costretta a barricarsi in casa per evitare di inalare i fumi tossici. La densa nube nera non coinvolge solo Mestre e Venezia, ma anche le zone limitrofe (riviera del Brenta vicino a Padova).

Da 20 anni i movimenti sociali del nord-est stanno intraprendendo una serie di lotte per la chiusura del polo chimico, a cui si aggiunge quella contro l’ampliamento della centrale termoelettrica di Fusina, oltre alle più note battaglie contro il Mose e le Grandi Navi. Nonostante il lockdown gran parte dell’attività del petrolchimico è pro

seguita regolarmente, condannando gli operai a un doppio pericolo: quello del contagio e quello della scarsa sicurezza degli impianti.

L’area industriale di Venezia è l’esempio concreto di inquinamento e spreco di denaro pubblico. Se fino a ieri i danni ambientali venivano “tollerati” in virtù di un ampia occupazione, con l’automatizzazione dei processi industriali e la conseguente riduzione di mano d’opera, la presenza di un tale mostro diviene ancor più inaccettabile. Anziché cercare alternative il denaro pubblico viene re-indirizzato in grandi opere inutili come il Mose, un vero e proprio buco nell’acqua che ha dimostrato tutta la sua inefficienza con le ultime inondazioni di metà novembre.
Ne parliamo con Cristian di Global Project:

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