
Cuba senza petrolio nè alleati: l’internazionalismo di destra in America Latina
mercoledì 16 settembre 2026
Il 5 gennaio, con un’azione militare lampo, gli Stati Uniti di Donald Trump hanno catturato e sottoposto ad arresto Nicolás Maduro, allora presidente del Venezuela, e principale alleato di Cuba nel continente americano, nonché fornitore di beni essenziali come il petrolio. Da allora in poi, nemmeno una goccia. Gli Stati Uniti hanno chiuso la strada a qualsiasi forma di approvvigionamento, spingendo l’isola caraibica verso una crisi mai così profonda, a un passo dal collasso.
Il 29 gennaio il presidente americano ha anche firmato un ordine esecutivo che, adducendo unilateralmente ragioni di “sicurezza nazionale”, impone sanzioni a chiunque venda petrolio al regime cubano. Anche il Messico, nel timore di essere colpito da un inasprimento dei dazi statunitensi, ha deciso di sospendere le forniture di petrolio in attesa di trovare una soluzione diplomatica.
Il 7 marzo 2026, durante un vertice in Florida, Donald Trump e i leader di 12 nazioni latinoamericane hanno formalizzato lo Shield of the Americas, una coalizione multinazionale militare e politica finalizzata ufficialmente a contrastare lo smercio di droga in latino America, e a riaffermare l’influenza statunitense nella regione secondo una rinnovata Dottrina Monroe. Durante questo incontro, Trump ha apertamente dichiarato che il regime cubano si trova nei suoi “ultimi momenti di vita”, forte anche del totale isolamento diplomatico ed economico in cui l’isola è precipitata dall’inizio dell’anno.
Tornando al Venezuela, familiari di detenuti politici, ex prigionieri e rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani hanno manifestato pacificamente davanti all’Ufficio del Difensore civico, a Caracas, chiedendo la liberazione delle persone incarcerate per motivi di opinione. I manifestanti hanno consegnato un documento in cui chiedono condizioni dignitose di reclusione, la fine dei trasferimenti senza preavviso e la liberazione dei detenuti perseguitati per ragioni politiche. Dalla rimozione, forzata, del presidente Maduro a gennaio, i diritti in Venezuela non sono migliorati: la possibilità di elezioni politiche è stata scartata dallo stesso Trump, le liberazioni promesse non sono avvenute e diverse organizzazioni denunciano addirittura un aumento della censura. L’unica cosa portata a termine è stato l’accordo sul petrolio, che concede agli Stati Uniti la gestione di un quinto delle riserve di petrolio del Venezuela, con al centro delle negoziazioni il controverso imprenditore venezuelano, già indagato per riciclaggio di denaro, Alejandro Betancourt López. Ne parliamo con Andrea Cegna, giornalista free lance, profondo conoscitore dell’America Latina.









