
Ci addentriamo nella musica di rottura col regime sovietico in una doppia puntata in compagnia di Stefania.
Nel primo capitolo affrontiamo il punk-rock degli anni ’80, quando il sistema comunista vedeva il suo tramonto e la musica riportava il senso di apocalisse di un epoca e la disillusione verso il sistema capitalista.
Per maggiori info consiglio l’articolo “Rock della Perestrojka, requiem per un futuro perduto” (https://collettivotrickster.net/rock-della-perestrojka-requiem-per-un-futuro-perduto/)
Nel ’56, anno del disgelo culturale in russia dopo la cappa staliniana, si sviluppa un circolo di musica e poesia auto-prodotta passata alla storia come Samizdat (Magnitizdat per la musica, incisa sulle lastre di radiologia). Fortemente censurata dal governo sovietico è riuscita, attraverso la circolazione di copie passate di mano in mano, a raccontare le voci del popolo russo, così diverse dalla cultura ufficiale di partito.
Pietro Zvetereremich ha raccolto nel libro “Canzoni russe di protesta” i testi e le biografie dei tre autori più celebri: Bulat Okudžava, Vladimir Vysockij e Aleksandr Galič









