
5 e 12 gennaio (2.5, 2.6)
Nel momento in cui le mire neo-imperialiste del governo statunitense puntano a serrare i ranghi del “cortile di casa” latinoamericano bombardando le coste caraibiche del Venezuela attraverso la «guerra al narcotraffico»; le recenti rivolte in Ecuador e Perù vengono sedate dichiarando lo Stato d’emergenza contro la «minaccia del narcotraffico»; la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo in Italia si svela sfacciatamente come dispositivo di pacificazione sociale volta a criminalizzare – tramite la categoria di “mafioso” prima, “terrorista”, “caporale”, “scafista” poi – il nemico qualunque passibile di minacciare l’ordine costituito,
in questi podcast di inizio anno proponiamo due letture che sottolineano quanto sia ingannevole il mito dello Stato come moderno San Giorgio contro il drago della criminalità organizzata.
Letture in vista di un incontro intorno alla «guerra al narcotraffico» che si terrà nella seconda metà di febbraio a Radio Blackout.
Già nel lontano 1982 qualcuno descriveva il rapporto sociale di dominio interno allo Stato italiano affermando che «la mafia oggi è lo Stato e lo Stato la mafia». Tesi oggi ripresa in Messico dai compagni di A Tinta Negra in un articolo uscito sul terzo numero di disfare: «Lo stato e i cartelli sono alleati ciascuno con i propri interessi e la propria logica, nella guerra del capitalismo contro la vita. Loro ne traggono vantaggio mentre, come in ogni guerra, gli unici a perdere siamo noi che stiamo in basso, quelli che pagano con la vita».
Di seguito qualche estratto dal testo “In che momento si è fottuto il Messico?” di Claudio Albertani e Fabiana Medina (n. 1 di. “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe”, 2021), che mostra come le tecniche contro-insurrezionali della guerra sucia contro la guerriglia negli anni Settanta siano state riciclate nella cd. «guerra contro la droga» in una impressionante collusione tra cartelli del narcotraffico, apparati statali e aziende private.
Se questa guerra costituisce un dispositivo di governo interno ed esterno attraverso il ricompattamento sociale intorno a vari nemici, tutti disumani o disumanizzati e immorali: il tossicodipendente, la Droga e le varie organizzazioni criminali che di questa Droga hanno fatto il loro affare privilegiato, nel 1990 Riccardo D’este afferma, seguendo Debord, che la «guerra contro la droga» opera nella forma di Spettacolo, integrando il vero in una totalità falsa e mistificatoria.
Oggi il governo spettacolare non opera attraverso la persuasione, ma tramite la rilevanza. Il problema del vero/falso, della coincidenza tra enunciato e realtà, è eluso, nel contesto della frammentazione dei regimi di verità. Nella guerra informativa non conta se qualcosa sia vero o meno, ma quanto circola, chi lo vede, in quale contesto e se sia efficace. Il potere non deve avere ragione, deve “funzionare”, come nel caso dell’operazione di polizia «contro il narcotraffico» condotta dagli USA in Venezuela.
Di seguito qualche estratto dal testo “Intorno al Drago. La droga e il suo spettacolo sociale”, di Riccardo d’Este e AAVV (Nautilus, 1990).










