Riarmo e crisi energetica

Scritto dasu 24 Maggio 2022

Nello stato di guerra in cui ci troviamo, chi si ferma è perduto.

In questa crisi l’Unione Europea ha messo in campo in poche settimane quanto non ha aveva potuto in trent’anni, con un’ingentissima corsa al riarmo – coordinata dentro la prospettiva dell’esercito unico europeo, della difesa comune e dei nuovi equilibri interni alla NATO – e un programma di investimenti e ristrutturazione del settore energetico, che passa anche dal ritorno al nucleare.

Proprio in questi giorni, Von der Leyen ha annunciato ulteriori 200 miliardi per le spese militari coordinate tra gli stati membri con un appalto congiunto e incentivi finanziari, tra cui l’esenzione dell’IVA – nella direzione quindi del debito comune sperimentato con la pandemia.

Sull’altro versante mercoledì la Commissione Europea ha, invece, presentato il REPowerEU, il programma europeo da più di 300 miliardi con cui l’UE mira a emanciparsi dalla dipendenza energetica nei confronti degli altri attori internazionali. Tra gli investimenti quello appunto sul nucleare, che a breve dovrebbe essere definitivamente inserito nella tassonomia verde con la votazione a fine maggio in Parlamento Europeo.

Abbiamo intrecciato questi discorsi con il modello di mondo che lo sottende, quello in cui i ragazzi muoiono mentre svolgono uno stage necessario al conseguimento del diploma, ma anche con le saldature in termini di lotta che lo scenario apocalittico di crisi ambientale suggerisce, come quello che si è visto per le strade di Caorso tra studenti, notav valsusini e lavoratori della logistica del piacentino.

Ascolta e scarica la diretta con Ada, del collettivo Cambiare Rotta

 


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