CPR. Una settimana di lotta

Scritto dasu 20 Settembre 2023

Lunedì il consiglio dei ministri ha approvato un nuovo pacchetto repressivo sull’immigrazione. Gli obiettivi sono due: bloccare le partenze, pagando i governanti dei paesi di emigrazione e transito e rinforzare la detenzione amministrativa, prolungando a 18 mesi il periodo di reclusione nei Centri per il Rimpatrio e dando mandato al ministero della Difesa di trasformare aree militari dismesse in prigioni per migranti, scegliendo piccole località poco abitate.
Meloni intende batter cassa sia in Europa, sia all’ONU per ottenere i fondi necessari per rendere operativo il memorandum tra Italia e Tunisia in materia di immigrazione. Un memorandum che sta traballando perché il governo tunisino rifiuta di rendere conto all’UE sull’utilizzo dei fondi che verranno erogati.
A Torino, dove in febbraio le rivolte dei reclusi hanno distrutto il CPR, che è stato chiuso ed è in fase di ristrutturazione, è in corso una settimana di lotta ai Centri. Cominciata il 15 settembre con un enorme striscione apparso sulle impalcature della ex sede RAI di via Cernaia angolo piazza XVIII dicembre, si concluderà giovedì 21 con un presidio in prefettura cui seguirà un momento informativo con proiezioni in piazza IV marzo.
Questa settimana di lotta ai CPR, che ha un respiro nazionale, è stata lanciata dall’assemblea tenutasi a Torino il 3 luglio, dopo un partecipato corteo che ha attraversato il centro cittadino.
Ne abbiamo parlato con Lia, una compagna dell’assemblea No CPR, né qui né altrove di Torino

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