Ancora violenze a Ceuta

lunedì 31 agosto 2026

A un mese dagli arrivi di massa e dai respingimenti di fine luglio, l’emergenza migranti a Ceuta è tutt’altro che risolta. Lo denunciano le ong No Name Kitchen e Border Resistance, che continuano a monitorare la situazione sul campo. Il CETI, il centro di prima accoglienza della città, era già al collasso prima dei nuovi sbarchi. Per svuotare la spiaggia del Trampolín — dove oltre mille persone vivevano accampate in condizioni precarie — le autorità hanno aperto due campi temporanei, a Loma Margarita e all’Embolsamiento. Nel frattempo, le autorità locali chiedono rimpatri di massa verso il Marocco e una maggiore militarizzazione della zona. Sul territorio si registra anche un’escalation di tensione: alcuni residenti hanno più volte bloccato i convogli della Croce Rossa diretti alla spiaggia, impedendo la distribuzione di cibo e acqua; in un episodio a Benítez, una ronda ha dato fuoco agli effetti personali delle persone migranti.

Anche l’accesso al diritto d’asilo resta di fatto bloccato: secondo No Name Kitchen mancano canali funzionanti per fissare un appuntamento con l’ufficio competente, rendendo quasi impossibile presentare domanda di protezione internazionale. A complicare il quadro è entrato in vigore, lo scorso giugno, il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che inasprisce le procedure di frontiera e velocizza i rimpatri per chi arriva da Paesi considerati “sicuri” come il Marocco. Le ONG segnalano inoltre condizioni di particolare vulnerabilità per i minori e le persone migranti LGBTQ+.

Ne abbiamo parlato con un’avvocata di un gruppo di supporto legale solidale sceso a Ceuta.

Per seguire gli aggiornamenti sui social si possono seguire le pagine di No Name Kitchen e Border Resistance. Chi invece volesse scendere sul posto, coordinandosi con compagn* autorganizzat*, può scrivere a: apoyomutuoceuta@riseup.net

Altro da informazione