
Data center in Italia: analisi delle criticità tra impatti ambientali e sovranità digitale
giovedì 17 settembre 2026
L’Italia sta vivendo una fase di espansione infrastrutturale nel settore dei data center senza precedenti, posizionandosi come uno dei mercati emergenti più attraenti d’Europa dopo l’area tradizionale FLAP (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi). Al 2025, si contano circa 222 data center distribuiti sul territorio nazionale, gestiti da 94 diversi provider. La città metropolitana di Milano rappresenta il cuore pulsante di questo sviluppo, concentrando il 68% della potenza nominale installata a livello nazionale, pari a circa 414 MW IT.
L’insediamento di un data center non è un’operazione neutrale. Le criticità si manifestano principalmente su quattro fronti: consumo di suolo, stress della rete elettrica, prelievo idrico e impatto sociale.
Inoltre, i governi europei promuovono l’attrazione di data center hyperscale come una vittoria per la sovranità digitale. Tuttavia, ospitare infrastrutture statunitensi su suolo italiano non conferisce controllo sui dati né autonomia tecnologica. Al contrario, crea una dipendenza strutturale: una volta che i sistemi della sanità o della difesa sono migrati su server Microsoft o AWS, il potere negoziale dello Stato si azzera.
Con Marco di Privacy Network, esploriamo le implicazioni e le criticità del boom dei data center in Italia.
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Qui il documento integrale consultabile. Leggi anche l’intervista su Infoaut a Errico Duranti del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio e ascolta gli approfondimenti sui data centers su Radio Blackout.









