Ponte sullo stretto passa il decreto ma i tempi si allungano

lunedì 11 maggio 2026

l cosiddetto “decreto Ponte” è diventato legge dello Stato. La Camera dei Deputati ha infatti approvato il testo senza modifiche rispetto al Senato, definendo le regole e i costi per l’infrastruttura sullo Stretto di Messina. Dal testo emerge che l’opera varrà complessivamente 14,442 miliardi di euro, il 248% in più rispetto alle stime iniziali. Nonostante il via libera parlamentare, il provvedimento non scioglie i nodi principali : tempi, sostenibilità economica, compatibilità ambientale e in particolare slittano le tempistiche perchè serviranno nuovi atti preparatori, seguendo quanto rilevato dai giudici contabili, e una nuova delibera del Cipess. A cui seguirà un nuovo controllo da parte della Corte dei Conti.

I rilievi che aveva fatto la Corte dei conti alla delibera del Cipess con cui si autorizzava la partenza dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina erano tutt’altro che banali, in particolare mancava la valutazione di impatto ambientale e si sollevavano riserve sulla legittimità dell’affidamento di alcune gare d’appalto a Webuild a causa di potenziali violazioni delle norme europee sugli appalti pubblici, in particolare riguardo alla mancanza di una gara d’appalto pubblica e concorrenziale.

Il ponte rimane in realtà un‘opera di estrattivismo infrastrutturale: un’infrastruttura che non crea, non unisce, non arricchisce le popolazioni dei territori su cui insiste, ma toglie, depreda e saccheggia.Un dispositivo politico finanziario che a prescindere dalla sua realizzazione ,distribuisce prebende ,gestisce un sistema di corruzione ,devasta territori ,foraggia una cricca imprenditoriale affaristica .

Le problematiche connesse alla costruzione del ponte continuano ad essere l’insostenibilità ambientale e paesaggistica, così come quella economico-finanziaria, i nodi infrastrutturali e l’aspetto delle infiltrazioni criminali, il grande tema delle altre priorità dei territori, a fronte di una spesa stimata di oltre tredici miliardi di euro, nonché l’approccio antimilitarista, più che mai attuale, non solo a causa dei tempi in cui viviamo, ma anche dell’inserimento del ponte nel sistema di corridoi europei Ten-T. Questi ultimi sono parte, infatti, del Piano di azione per la mobilità militare 2.0, messo a punto dalla Commissione europea per rafforzare i sistemi di mobilità a uso militare, sfruttando la rete infrastrutturale per uso civile.

Ne parliamo con Elena Grimaldi attivista no ponte che presenta anche la tre giorni d’iniziative proposte dal movimento no ponte a Messina dal 14 al 16 maggio.

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