Anarres del 12 aprile. L’anarchia in 100 canti. Ilaria Salis. G7 energia e ambiente. Gaia Dan sulla repressione in Israele. A bordo della Life Support di Emercency…

ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete.
Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in
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Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:

L’anarchia in 100 canti
Sabato 20 aprile
alla FAT “L’anarchia in 100 canti” presentazione del libro e concerto di Alessio Lega
I canti anarchici si inseriscono nella tradizione del canto popolare, che è anche d’autore, ma più spesso emerge dalle lotte, riprende arie già note, si modifica nel tempo, adattandosi a nuovi luoghi, nuovi soggetti, nuove sfide.
É un filo rosso e nero che non si interrompe, oltrepassa le generazioni ed è la memoria di un movimento orgoglioso dei suoi 150 anni di storia.
Mai diviene mero retaggio del passato, perché è pratica viva che arriva ai giorni nostri con nuovi testi, nuove musiche, nuova linfa.
Le canzoni anarchiche si cantano più spesso nelle strade che nei teatri.
Alessio Lega, cantautore e cantore dell’anarchia, ha contribuito negli anni sia a mantenere viva la memoria sia ad arricchire il canzoniere rosso e nero.
Alessio, già targa Tenco, ha un’intesa attività sia come autore e musicista sia come curatore di antologie dedicate alla musica popolare, di lotta, d’autore.
Lo incontrate nei migliori teatri, ma, più spesso, nelle manifestazioni, nelle piazze,
nei posti dove si incontrano i suoi compagni e le sue compagne.
In vista dell’incontro/concerto del 20 aprile ne abbiamo parlato con Alessio Lega

Ilaria Salis o dell’ambigua liason tra fascismo e democrazia
Al peggio, a volte, non c’è fine. Ilaria Salis, suo malgrado, ci ha mostrato che possono esserci pozzi ancora più profondi e neri di quelli che, anche da noi, inghiottono e piegano tante vite, luoghi dove, per legge, puoi essere incatenato, trascinato, umiliato.
Il pozzo nero dell’Ungheria sedotta dal nazismo è lo specchio nel quale rischiamo di scorgere un futuro ancora più scuro per l’Europa intera. E, in primis per il nostro paese, dove i fascisti al governo rendono sempre più violenta e autoritaria la stretta intorno ai movimenti di opposizione sociale.

Antimilitarist* contro il G7 energia e ambiente, contro l’ENI, la logica estrattivista, le missioni militari neocoloniali dell’Italia
L’assemblea antimilitarista fa proprio l’appello dei compagni e compagne di Torino per la costruzione di uno spezzone antimilitarista al corteo di domenica 28 aprile contro il G7 ambiente ed energia, che si terrà alla Reggia di Venaria dal 28 al 30 aprile.
Negli anni si sono moltiplicate le missioni militari italiane all’estero, che, soprattutto in Africa, difendono gli interessi dell’ENI, testa di ponte del neocolonialismo italiano.
La bandiera con il cane a sei zampe dell’ENI sventola a fianco di quella tricolore in luoghi in cui la desertificazione e la predazione delle risorse macinano le vite di tanta parte di chi ci vive.
ENI, al di là del greenwashing di Plenitude, ha recentemente annunciato di voler ulteriormente incrementare la produzione di energia basata su fonti fossili, rendendosi responsabile di un ulteriore catastrofico aumento delle emissioni climaticide.
Non solo. L’Italia mantiene una missione militare in Niger, sia per la repressione dei flussi migratori, sia per il controllo delle miniere di uranio. L’uranio è il combustibile delle centrali nucleari, per le quali è ripresa una martellante propaganda anche nel nostro paese. Inutile ricordare il potenziale distruttivo e devastante per l’ambiente di questa tecnologia, in cui il confine tra militare e civile è impalpabile.
La logica del profitto ad ogni costo sta trascinando l’umanità verso il baratro.
Contrastiamo il militarismo neocoloniale dell’Italia!
Fermarli è possibile, fermarli è urgente.

Una lettera di Gaia Dan del Refuser Solidarity Network sulla repressione dell’opposizione alla guerra in Israele
“La vera violenza e gli arresti subiti dagli attivisti sia israeliani che palestinesi hanno reso tutti timorosi di parlare apertamente e di unirsi alle proteste, ma lentamente le persone stanno cominciando ad acquisire la fiducia necessaria per parlare apertamente contro la guerra. La mia speranza è che alzeremo la nostra voce, una sola voce, contro la guerra.”

A bordo della Life Support di Emercency
Giacomo Sini, compagno e fotoreporter, ha trascorso alcuni giorni a bordo della Life Support una delle navi delle ONG, che soccorrono i naufraghi nel Mediterraneo centrale.
Queste navi sono spesso l’unica possibilità di sopravvivenza per i migranti quando le frontiere chiuse e blindate della Fortezza Europa rischiano di inghiottirne le vite.
Il Mediterraneo centrale è affollato come un supermercato il sabato pomeriggio, ma le imbarcazioni dei “clandestini” paiono diventare invisibili per le tante imbarcazioni che lo attraversano. Per i mezzi della Marina Militare, dotati dei più potenti strumenti di osservazione satellitare, le navi dei migranti sono avvolte nella nebbia. Sempre. Le imbarcazioni mercantili, dopo anni di ricatti, minacce, rischi di sequestri o improbabili deviazioni, spesso guardano e vanno via veloci.
La legge italiana, da oltre un anno, ha imposto alle navi delle ONG che operano in acque internazionali, una serie di paletti che hanno un unico scopo: rendere sempre più difficili i salvataggi. Non possono soccorrere più di un’imbarcazione a viaggio, sono obbligate a sbarcare i naufraghi, spesso raccolti in un mare in tempesta, in porti lontani giorni e giorni di navigazione. Se non rispettano i paletti vanno incontro a sequestri e multe.
In mare la Guardia costiera libica ostacola i salvataggi, arrivando ad usare le armi.
Si vedono anche gli effetti degli accordi tra Italia e Tunisia.
Nel suo reportage Giacomo racconta di un gruppo di naufraghi aggrappati ad una piattaforma gasiera tunisina in mezzo al mare in tempesta. Racconta dei gommoni della ONG che arrivano ad un passo, scorgono le persone, poi, dopo un’iniziale assenso, le autorità tunisine vietano il soccorso, se la ONG non accetta di consegnarli ad una nave tunisina.
La politica criminale dello stato italiano trova sempre nuovi complici.
Ne abbiamo parlato con Giacomo

Appuntamenti:

Sabato 20 aprile
ore 17 in corso Palermo 46
L’anarchia in 100 canti
di e con Alessio Lega
presentazione del libro e concerto
a seguire pastasciutta, spritz e birrette

Giovedì 25 aprile ore 15
alla lapide del partigiano anarchico Ilio Baroni, in corso Giulio Cesare angolo corso Novara dove Ilio cadde combattendo il 26 aprile 1945.
Ricordo, bicchierata, fiori, musica.
E, dal vivo, Alba&carenza503 e il Cor’occhio nel canzoniere anarchico e antifascista

Domenica 28 aprile
Corteo No G7 a Venaria
Giardini Galileo Galilei
ore 10,30 assemblea
ore 14,30 manifestazione sino alla Reggia
dove i ministri dei sette paesi più industrializzati discuteranno di Ambiente ed Energia.
Antimilitarist* contro il G7 energia e ambiente, contro l’ENI, la logica estrattivista, le missioni militari neocoloniali dell’Italia

Mercoledì 1 maggio
Spezzone antimilitarista
ore 9 piazza Vittorio

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dalle 1
8 alle 20 in corso Palermo 46

Contatti:

Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
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Contatti:
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