Anarres del 12 dicembre. La fine del patto atlantico. Il Trump Furioso. Piazza Fontana: il tramonto delle illusioni democratiche…
venerdì 2 gennaio 2026

ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming
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Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
La fine del Patto Atlantico
La frattura tra gli Stati Uniti e l’Europa è ormai un fatto. La guerra in Ucraina ne è la cartina i tornasole.
Ne abbiamo parlato con Stefano Capello
Stati Uniti. Il Trump furioso
Trump moltiplica le misure repressive nei confronti di immigrati, stranieri, poveri. Non gli è riuscito il colpo di annullare uno dei cardini su cui sono stati costruiti gli States: lo ius soli per ora non verrà toccato.
Il suo consenso cala anche in aree del paese tradizionalmente repubblicane: a Miami non è bastato un candidato ispanico per impedire l’elezione a sindaco di una esponente democratica.
Le crepe aperte dalle violente incursioni dell’ICE, la normalizzazione delle università, il dominio dei media, una non troppo celata attitudine a spezzare le regole del gioco aprono crepe profonde. Il rischio è che a termine mandato Trump osi fare il golpe che a Capitol Hill venne solo messo in cartellone. La prossima replica potrebbe avere effetti deflagranti.
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
La strage di Piazza Fontana. Il tramonto dell’illusione democratica
Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppiò nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, uccidendo 16 persone.
La polizia puntò subito gli anarchici, che vennero rastrellati e portati in questura. Uno di loro,Giuseppe Pinelli, non ne uscirà vivo, perché scaraventato dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi.
Le versioni ufficiali parlarono di suicidio: anni dopo un magistrato di sinistra, D’Ambrosio, emesse una sentenza salomonica: “malore attivo”. Né omicidio, né suicidio.
Pietro Valpreda venne accusato di essere l’autore della strage. Trascorrerà, con altri compagn* tre anni in carcere in attesa di giudizio, finché non venne modificata la legge che fissava i limiti della carcerazione preventiva. Quella legge, emanata su pressione dei movimenti sociali venne a lungo chiamata “legge Valpreda”.
Dopo 54anni dalla strage, sebbene ormai si sappia tutto, sia sui fascisti che la eseguirono, gli ordinovisti veneti, sia sui mandanti politici, tutti interni al sistema di potere democristiano di stretta osservanza statunitense, non ci sono state verità giudiziarie.
Nel 1969 a capo della Questura milanese era Guida, già direttore del confino di Ventotene, un funzionario fascista, passato indenne all’Italia repubblicana. Dietro le quinte, ma presenti negli uffici di via Fatebenefratelli c’erano i capi dei servizi segreti Russomando e D’Amato.
Il Sessantanove fu l’anno dell’autunno caldo e della contestazione studentesca, movimenti radicali e radicati si battevano contro il sistema economico e sociale.
La strage, che immediatamente, gli anarchici definirono “strage di Stato” rappresentò il tentativo di criminalizzare le lotte, e scatenare la repressione.
In breve i movimenti sociali reagirono alle fandonie della polizia, smontando dal basso la montatura poliziesca che era stata costruita sugli anarchici.
Cosa resta nella memoria dei movimenti di quella strage, che per molti compagni e compagne dell’epoca rappresentò una rottura definitiva di ogni illusione democratica?
Ne abbiamo parlato con Cosimo Scarinzi, all’epoca giovane compagno e testimone di quella stagione cruciale
Appuntamenti:
Sabato 20 dicembre
ore 20
corso Palermo 46
Cena Antinatalizia
Menù vegan
Benefit lotte
Quanto costa? Tantissimo per chi ne ha, meno per chi ha meno, poco per chi ha poco. Sosteniamo le lotte qui e in ogni dove, diamo solidarietà a chi è colpito dalla repressione, mettiamo un mattone nella direzione di una società libera, autogestita, solidale.
Porta la tua statuetta per il pres-empio autogestito!
Per prenotazioni scrivere a antimilitarista.to@gmail.com
Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio
ore 21
corso Palermo 46
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel 1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone similitudini e differenze con i processi di decolonizzazionedi quell’epoca, segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue, proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, ci colloca tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!
Informati su lotte e appuntamenti!
Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
per info scrivete a fai_torino@autistici.org
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