Frittura mista / Radio Fabbrica

Puntata del 31/03/2026

giovedì 2 aprile 2026

Il primo argomento della puntata lo abbiamo trattato in compagnia di Francesca del SUDD COBAS, ed è stata la buona notizia della vittoria da parte dei lavoratori e del sindacato, dopo numerosi tavoli di contrattazione con l’azienda L’alba e i Brand per i quali lavora. Il 23 Marzo a Prato, i marchi dell’alta moda e i suoi intermediari hanno ceduto alle richieste ( tra le quali il reintegro dei lavoratori sindacalizzati che erano stati licenziati per ritorsione) poste da chi per loro ha stirato, confezionato capi di abbigliamento in condizioni di precarietà lavorativa, di salute e sicurezza, in nero o con contratti falsati all’occorrenza.

Questa vittoria è oltretutto importante perchè segna un primo caso, del genere in un settore in cui vige e vigeva il far west normativo e contrattuale, prendendo in prestito le parole di un comunicato del sindacato di base:

“..la lotta degli operai L’Alba prosegue senza tregua. Fin dal primo giorno gli obiettivi sono stati chiari: ricollocamento sì, ma in una filiera della moda diversa, trasparente, fatta di posti di lavoro dignitosi e di Brand che sono chiamati a rendere conto a chi stira e cuce i loro capi.

Una filiera della moda progettata e costruita dagli stessi operai che questa lotta la stanno portando avanti.”

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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci dei SICOBAS Torino in merito allo sciopero de* lavorat* C&P appalto pulizie industriali del macello fabbrica Aimaretti di Villafranca (TO).
In un comunicato SICOBAS si legge:
“La nostra organizzazione sindacale ha aperto lo stato di agitazione per ribadire semplici e fondamentali rivendicazioni già da tempo comunicate a C&P ma finora ignorate: fine di ogni discriminazione – in particolare: allontanamento di un capo che si comporta male contro i lavoratori addirittura usando violenza, annullamento delle lettere di contestazione illegittime contro gli iscritti al sindacato – e miglioramenti economici adeguati per sostenere l’aumento dei prezzi a fronte di un duro lavoro in un ambiente a rischio salute e sicurezza.
Azienda, forze dell’ordine e addirittura Asl minacciano la protesta operaia sostenendo che “è illegale fare sciopero” e “fa soffrire gli animali” – ovvero la merce sui camion fermi dai cancelli, benché i poveri maiali siano destinati alla “distruzione controllata” nel macello – però ignorando le giuste richieste di questi lavoratori indispensabili.
Dalla Aimaretti alla Raspini di Scalenghe (TO), sui luoghi di lavoro va avanti la lotta di classe per migliori condizioni di vita contro bassi salari, carovita, precarietà e decreti “sicurezza”.
In una fase di peggioramento della crisi internazionale e aggravamento dell’economia di guerra, c’è urgente necessità di unire tutte le lotte per difendere l’interesse operaio dall’attacco alla libertà sindacale padroni e governo che provano con leggi antisciopero a colpire il dissenso, la protesta, l’iniziativa sui luoghi di lavoro e il diritto di manifestare anche criminalizzando le avanguardie sindacali e politiche.
Gli operai non sono carne di macello!
Lo sciopero continua: i lavoratori in lotta chiedono massima solidarietà…”

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