Librincontro: una taz di tre giorni dall’altro lato del Salone del libro del Lingotto

Scritto dasu 12 maggio 2018

 

Si sta cercando di liberare un’area di Torino per tre giorni in modo da proporre un’alternativa al Salone del libro, agendo nello stesso ambito… ma forse non è lo stesso campo: un po’ diverso, ma sempre di libri si tratta, giusto per non essere succubi delle scelte proposte dalle istituzioni, che impongono la loro ottica e i loro metodi per dare spazio ai libri che vogliono loro, fingendo un accesso uguale per tutti alla promozione di tutti i libri, che risulta alla fine però essere sempre lo stesso libro, mentre per gli altri non c’è spazio: la solita idea truffaldina di democrazia.

E allora in via Giordano Bruno, o arrivando dalla passerella dell’Oval, o da via Zini si sarebbe potuto accedere anche a una estemporanea presenza di Librincontro, una “tre giorni”, effimera e intensa da partecipare immergendosi, che in modo pretestuoso la questura ha impedito, asserendo che è troppo vicina al salone ufficiale: uno spazio dismesso che “è parte della sicurezza del salone”: un modo facile per spostare più in là di un centinaio di metri, ma eliminando qualsiasi visibilità. Ghettizzando in una riserva indiana l’iniziativa

Premi Nobel (quest’anno non lo assegnano per squallide storie), premi Goncourt di Francia nazione ospite; enormi gruppi editoriali, piccoli editori spesso ammirevoli che pagano stand profumatamente, annaspando in mano a grosse distribuzioni che li dissanguano e agiscono in regime di monopolio, senza promuovere altro se non i volumi già destinati dal sistema a diventare best-sellers… un sistema che sostiene solo il potere e da questo è legittimato. E ora dovrebbe anche difendersi da una iniziativa pacifica di controcultura, una pulce da schiacciare. Se Lagioia e i vertici del Salone del Libro non intervengono a richiedere che venga permessa una rassegna esterna dopo tutto quello che hanno raccontato sull’apertura e democraticità della kermesse, dimostrano che sono solo parole vacue quelle che pronunciano per imbonire. Se non si schierano a difesa di una possibile voce di dissenso, allora è dimostrato che tutta quella democrazia su cui fondano il proprio sacrosanto motivo di fare una libreria enorme per promuovere i soliti libri, viene meno nei presupposti. Ma d’altronde è palese anche per come è organizzata la manifestazione istituzionale, che sottolinea proprio il suo essere collaterale alle autorità, schierate tutte insieme lungo l’intera manifestazione, e impregnata dal senso di irregimentazione che persino per uscirne il percorso è eterodiretto e ispirato dai bisogni del business, affinché tutti i flussi di potenziali acquirenti siano pilotati in ogni angolo affittato a chi aderisce.

E negato a chi vorrebbe riutilizzare un’area dismessa subito dopo l’altra manifestazione di lustrini e paiettes che non abbiamo ancora finito di pagare dopo 12 anni e già se ne vorrebbe imporre un’altra, altrettanto olimpionicamente fatta di fuffa, come questo carrozzone librario.

Senza velleità, se non quella di proporre un altro approccio alla pubblicazione di idee e per mettere in mostra titoli e realtà editoriali “diverse”, workshop e mostre (cut up e Rojava), momenti musicali serali, presentazioni di situazioni e storie, prima ancora che dei volumi che le raccontano, quest’anno dopo 30 anni che si accarezzava l’idea si è tentato di mettere in piedi un modo diverso di essere lettori e produttori di libri.

Hanno comunque trovato il modo di nascondere l’iniziativa, collocandola lontano dai passaggi di potenziali lettori che si era immaginato, in corso Giambone angolo via Giordano Bruno, al civico 201.

Così nella estrema periferia Torino sud, quel Lingotto che è rimasto popolare (e sempre più desolato, anche nella vocazione di ospite di grandi eventi mediatici) anche dopo la fine della fabbrica, di fronte e sull’altro lato della ferrovia rispetto allo stabilimento in cui si svolge la kermesse libraria, tra case in rovina, case occupate, palazzine olimpiche in corso di sgombero, cacciati anche da un sito emblematico come il Mercà Neuv costruito negli anni Trenta con stile littorio e poi rimasto per decenni il luogo preposto allo scambio all’ingrosso di frutta e verdura (con l’immaginabile sfruttamento e fatica di facchini e addetti), si svolgerà ugualmente la rassegna libraria alternativa e cospirativa. Uno spazio e un tempo per disertare il tritacarne dell’industria culturale, dove tutto è trasformato in profitto oppure rifiutato. Librincontro si riprende lo spazio e il tempo che servono per costruire l’ostilità alla loro città, alla loro cultura, proprio nei giorni in cui dalla loro parte si va a insediare un governo pentaleghista completamente alieno a ogni forma di cultura.

Questa la prima diretta intorno alle 9 di venerdì 11 maggio:

2018.05.11-librincontro

 

Per il programma di questa tre giorni consultate librincontro.noblog.org e ascoltate radio blackout nei tre giorni di Librincontro dalle 18,30: un’ora e mezza direttamente dal tendone sotto cui si è ricoverata l’iniziativa “contro”.

Quel programma si dipana ugualmente… anche se spostati un pochino più in là.

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