A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria

giovedì 3 settembre 2026

I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno.

Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in una fase di guerra e riarmo.

In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di mobilitazione.

Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e Apartitico di Travagliato

Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di questa intervista qui):

Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»

Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione.

Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.

Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?

A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.

Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito.

«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove».

Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia.

In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento.

Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus.

Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute.

«Serve una valutazione cumulativa»

Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto.

«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute».

Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.

Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire.

Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati.

Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio.

Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.

«Non siamo NIMBY»

Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY rivolta ai comitati.

«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».

Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio.

Verso una mobilitazione nazionale

Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.

L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire.

Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:

• 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;

• 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16

• 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano.

«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi».

Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità.

Qui il testo del manifesto:

https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd…

dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.

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