Ritorno al nucleare in Italia

lunedì 28 settembre 2026

Mercoledì 23 settembre il Senato ha approvato il disegno di legge sul nucleare presentato dal Consiglio dei ministri all’inizio del 2025, dopo il via libera della Camera a inizio giugno. Si tratta di una legge delega: un provvedimento con cui il parlamento attribuisce al governo la facoltà di legiferare su una materia attraverso uno o più decreti legislativi, da scrivere nei prossimi 24 mesi. Il punto più complesso e preoccupante è che il testo si muove in nome della “neutralità tecnologica“: saranno i decreti attuativi a stabilire quali soluzioni potranno essere utilizzate, sulla base di “maturità, sicurezza e sostenibilità”.

Quello che si sa è che il DDL esclude le grandi centrali tradizionali e limita le installazioni agli SMR (Small Modular Reactors), una tecnologia ancora in fase di sviluppo, ma propagandata come già esistente. In realtà non ce ne sono di operativi perché non sono economicamente convenienti a livello di produzione: sono piccoli e producono poca energia (100-150 MW), in Italia ne servirebbero tra i 40-80 per coprire la percentuale di fabbisogno invocata dal governo. Decine di comunità si troverebbero quindi un reattore vicino a casa, senza tutele sulla sicurezza delle centrali e sulla gestione delle scorie, punti non affrontati all’interno del DDL.

È evidente la natura ideologica dello slancio verso l’energia nucleare. Invece di investire sulle rinnovabili, si presenta la fissione nucleare come una tecnologia matura, green ma soprattutto come una soluzione ponte, mentre si continua a inseguire l’idea della fusione. Il piano poggia su una visione irrealistica dei tempi di sviluppo di queste tecnologie, comunque troppo lunghi rispetto all’urgenza di decarbonizzare e di mitigare il cambiamento climatico. Nel ddl, inoltre, manca qualsiasi riferimento alle risorse consumate dalle centrali, in particolare all’acqua, che andrebbe presa in considerazione visto l’aggravarsi delle siccità legate al cambiamento climatico. Non si affronta nemmeno il tema dello smaltimento e del trasporto delle scorie, che diventerebbe cruciale con impianti dislocati in tanti territori.

Da un lato si insegue quindi l’obiettivo dell’indipendenza energetica, in un contesto di difficoltà di approvvigionamento dei combustibili fossili; dall’altro, vista la natura intrinsecamente dual-use della tecnologia nucleare, la vicenda va letta nel contesto generale del riarmo europeo.

In questo senso sono emblematici progetti come lo statunitense PELE, che punta a realizzare piccoli reattori trasportabili su gomma per produrre energia elettrica e alimentare basi militari in teatri e territori “ostili”, o ANPI per la produzione di nuove armi alimentate da SMR. Anche l’Italia va in questa direzione, puntando alla nuclearizzare della marina militare (progetto MINERVA) e con la joint venture Nuclitalia, di cui fa parte Leonardo, che avrà quindi libero accesso alla tecnologia SMR una volta sviluppata per supposti scopi civili.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Ferretti, docente di Fisica all’Università di Torino e autore del blog https://alessandroferrettiblog.wordpress.com/

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