A Mopti sono complesse le cause delle stragi

Scritto dasu 30 Marzo 2019

L’economia del Mali è legata al fiume Niger che lo attraversa dal sud della capitale Bamako al nord di Gao e Timbuktu interessate da fenomeni jihadisti innestati su scontri etnici al confine tra Sahara, popolato da tuaregh che in lingua amazigh chiamano Azawad il territorio che da deserto diventa Sahel; a metà del suo corso maliano nella regione di Mopti, un tempo ricca d’acqua, le differenze etniche tra Peul-Fulani e Dogon marcano in realtà sistemi economici diversi: i primi sono pastori nomadi e i secondi agricoltori stanziali, che da sempre si spartiscono l’acqua, ora che la portata d’acqua  è diminuita per la desertificazione la distribuzione è maldestramente regolata dall’amministrazione centrale, minando così il sistema di assegnazione finora delegata alle autorità tradizionali locali.

Potrebbe essere questa la causa a monte della strage avvenuta il 23 marzo a Ogossagou e Welingara, ultima di una serie di episodi che ha causato oltre 600 morti e migliaia di sfollati nell’ultimo anno?

Sui media mainstream l’evento non ha quasi avuto copertura, mentre  la stampa specializzata in certi casi ha attribuito i motivi della carneficina a scontri etnici su cui si innestano scorrerie jihadiste, che altre testate giornalistiche specificano come legate alle tribù peul (che ha subito l’attacco), mentre la milizia Dan Na Ambassagou sarebbe la longa manus del governo, nata per difendere i dogon dagli attacchi terroristici del 2013 (esplose con il rientro in Mali delle milizie filo-gheddafiane con la fine del regime libico), quando intervenne la potenza coloniale francese con l’Operazione Serval

Per avere qualche strumento in più di conoscenza in modo da poter inquadrare meglio la strage di Mopti nella trasformazione degli equilibri della zona attualmente ci siamo rivolti a Raffaele Masto, giornalista,  curatore del blog “Buongiorno Africa” e redattore di Radio Popolare:

Strage di Mopti: ingerenze negli equilibri minacciati del fiume Niger


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