
11 maggio (2.10)
“Il Cloud su Torino sembra muoversi al tuo fianco…”. In vista della TAZ contro la guerra vol. 2 e facendo seguito ai nostri precedenti approfondimenti sull’oggetto data center (1, 2, 3), una chiacchierata con due compagne in studio sul rapporto tra guerra, energia, infrastrutture digitali e città a partire dal progetto di Asja Energy nell’area ex-Bonafous a Lucento (Torino).
Il sabotaggio del Nord Stream e il blocco dello Stretto di Hormuz ci ricordano che la guerra contemporanea riguarda sempre più l’approvvigionamento dell’energia e il controllo dei suoi flussi. Il concetto moderno di energia, va ricordato, non è una realtà naturale immediatamente data. Sono la macchina industriale, e in particolare la macchina a vapore, e la termodinamica a fare dell’energia la categoria di equivalenza generale dei processi fisici. La società industriale nascente deve infatti poter confrontare, calcolare e ottimizzare forme diverse di potenza.
Informatica, cloud e intelligenza artificiale non rappresentano una rottura con il capitalismo termo-industriale, ma il suo approfondimento. Dietro l’apparente immaterialità del digitale si estende infatti una gigantesca infrastruttura energivora fatta di reti elettriche, cavi sottomarini, estrazione mineraria, semiconduttori, logistica.
Il data center è un nodo in cui si intrecciano potenza energetica e capacità computazionale. Per questo è direttamente legato al metabolismo materiale del sistema energetico-digitale-industriale e alle sue guerre. Allo stesso tempo, il data center concentra funzioni economiche, amministrative, logistiche, finanziarie e poliziesco-militari in un unico dispositivo tecnico, che rende operativa la riduzione di luoghi di vita e popolazioni a “dati” mobilitabili o sacrificabili.
Torino fa parte del triangolo industriale-digitale. Se Milano è la capitale della regione-cloud e a Genova arrivano i cavi sottomarini, il capoluogo sabaudo dispone di aree industriali dismesse, integrazione con le dorsali energetiche europee, ma soprattutto un ecosistema tecnologico che intreccia aerospazio, difesa e innovazione energetica (si pensi al nucleare “pulito”), dove un ruolo centrale è svolto dal Politecnico di Torino, da Leonardo, Argotec e da poli come l’Environment Park.
Dal progetto di data center promosso nell’area ex-Bonafous a Lucento emerge uno dei punti più interessanti della retorica contemporanea della “rigenerazione energetica”: la possibilità di riutilizzare il calore di scarto dei datacenter per alimentare il teleriscaldamento. Il data center assumerebbe così la forma di una “stufa urbana” centralizzata, che ridistribuisce energia termica, mentre divora energia per alimentare la potenza di calcolo. In questo processo, la città si svela come megamacchina computazionale, con effetti di crescente disarticolazione dell’autonomia sociale.
Da qui alcune domande fondamentali rispetto a futuri scenari di “lockdown energetico” legato alla guerra mondiale in corso: chi decide cosa resta acceso e chi può circolare? Ma soprattutto, energia per produrre e consumare cosa? Per quale società? Per quale vita?










