COP 28 A DUBAI : LA FUORISCITA DAL FOSSILE PUO’ ASPETTARE .

Scritto dasu 18 Dicembre 2023

Si è chiusa a Dubai la Cop 28 con un bilancio in chiaroscuro ,se è vero che per la prima volta si menzionano le fonti  fossili come responsabili dell’innalzamento della temperatura globale al contempo non si è trovato il coraggio di determinare la fase di uscita ,ma si è usato il termine “transition way”,una formula di compromesso che non definisce nè i tempi nè gli strumenti per una fuoriscita dalle fonti fossili ,che oltretutto sono  tuttora copiosamente finanziate dal sistema bancario .

Si è approvato il primo ” Global Stocktake” ,un documento che ogni  cinque anni fa il punto su cio’ che si è fatto per rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi, di cui il più ambizioso e ancora lontano dal raggiungimento è la limitazione della crescita della temperatura media globale a 1,5 gradi centigradi ,mentre gli scenari prevedono che si arriverà al di sopra dei 2,5 gradi.

Altra ambiguità della Cop 28 (oltre alla contraddizione evidente di svolgere la conferenza in un paese che ha nello sfruttamento del petrolio la sua ragion d’essere ,come dimostrato anche dalle infelici uscite del presidente della conferenza nonchè capo della compagnia petrolifera degli EAU )  risiede nell’indicazione della scelta nucleare come fonte energetica alternativa con l’obiettivo di triplicarne il ricorso entro il 2050.

Si è istituito un fondo di compensazione definito “Loss and damage ” per risarcire i paese colpiti dai disastri climatici ,ma al contempo non è stata fatta chiarezza sui finanziamenti  necessari all’adattamento alla transizione energetica per i paesi dell’Africa ,Asia e America Latina ,non ci sono reali impegni finanziari e i costi della transizione rimangono sulle spalle di  paesi già indebitati e fragili.

 

Ne parliamo con Marco de Ponte segretario generale di ActionAid in Italia

 


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