Chi lotta per la libertà, lotta per la Palestina: decostruire il paradigma vittima/terrorista – parte1

venerdì 17 aprile 2026

La quarta di una serie puntate di Harraga  (trasmissione in onda su Radio Blackout ogni venerdì dalle 15 alle 16), in cui proviamo a tracciare un fil rouge, che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono, tanto in Palestina quanto in Italia, le persone razzializzate.

Proviamo a ragionare sulla dicotomia vittima-terrorista, un paradigma che sempre di più il potere capitalista e coloniale impone sulla pelle delle persone razzializzate che vivono e lottano nei nostri territori, e che in generale riflette una visione eurocentrica, razzista e coloniale che l’occidente ha da sempre imposto. Comprendere la costruzione di questo paradigma, ci permette di provare a smantellare una retorica che da un lato contribuisce a costruire la figura del nemico interno, il terrorista e la persona da reprimere; dall’altro vede le persone razzializzate bisognose di un salvatore/salvatrice bianca e incapaci di autodeterminarsi e lottare. Una dicotomia estremamente interiorizzata che diventa la base di una narrazione “antirazzista” neoliberale, assistenzialista e profondamente coloniale.  

Per fare ciò, partiamo dal racconto di come questo paradigma di vittima-terrorista si è creato attorno alla lotta del popolo palestinese. Da un lato il palestinese “buono” che subisce le angherie degli israeliani rispondendo con la non-violenza e pertanto meritevole della solidarietà occidentale, dall’altro la rappresentazione del “cattivo”, chiunque resista e reagisca con gli strumenti di cui sceglie di dotarsi, a cui bollare l’etichetta del “terrorista” con tutto il portato repressivo che ne comporta.

Le conseguenze di questa narrazione si materializzano nella depoliticizzazione della causa palestinese a mera questione umanitaria e nella debole attivazione all’indomani del 7 ottobre che poi solo progressivamente è sfociata nelle mobilitazioni di massa di questo autunno.

Ne abbiamo parlato con Mjriam Abu Samra, ricercatrice all’Università Ca Foscari di Venezia, tra le fondatrici di Palestine Youth Movement (PYM) e compagna che da sempre si spende per la liberazione del suo popolo.

Lo stesso paradigma si manifesta anche nei nostri territori con la completa subordinazione delle persone migranti a ruolo di vittima, tra la spettacolarizzazione della violenza subita, ad esempio dentro i CPR, e l’invisibilizzazione delle pratiche e delle istanze di lotta.

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