Delicatessen

Akinola Davies Jr, My Father’s Shadows #09

domenica 22 febbraio 2026

Non c’è una catarsi precisa

E questo rende ancor più problematico spiegare la peculiare bellezza del film di Akinola Davies, perché i molti dettagli e i diversi piani narrativi proposti dalla maestria dell’autore diventano difficilmente circoscrivibili, anche superando il tabu dello spoiler sulla sequenza finale che getta una luce su tutto l’intreccio – talvolta così trasognato da potersi interpretare come un racconto onirico a posteriori, oppure come viaggio insieme allo “spirito” del padre già “ombra” (I Walked with a Zombie del miglior Tourner), perché vittima della violenza dei militari, che incrociandolo lo guardano in tralice. Rimane invece un’atmosfera evocata di quella Lagos negli occhi dei due fratelli Davies che nel 1993 avevano 7 e 11 anni: sul piano politico (il golpe a urne chiuse, che scippò la vittoria al socialdemocratico Abiola) e culturale (i pezzi musicali che fanno ballare nelle poltrone); tecnico in quel 16 mm pregno di colori caldi e acidi, grana e sostanza palpabile, calore e putrefazione, primissimi piani su volti che devono essere apparsi maschere nel sogno dei due bambini; antropologico (portamento e bellezza di tutti i protagonisti, giovani e vecchi: un’eleganza che apporta senso ulteriore derivando dalla sensibilità di un regista di fashion-movie).

Surreale nel senso del movimento novecentesco: sia per quella collocazione al confine tra elementi onirici – denunciati fin dall’incipit – e una realtà contaminata da elementi marcescenti e che si riconducono sempre allo sguardo dei ragazzini, sicuramente bagaglio cinefilo del regista (dal neorealismo italiano ai registi di riferimento del continente africano come Sembene e Mambety); la presenza/assenza di uno dei genitori, entrambi relegati in mondi ormai separati e frequentabili solo singolarmente, o attraverso apparizioni oniriche fuori contesto. Lo stesso viaggio in forma parzialmente di road-movie affrontato con mezzi di trasporto sempre diversi risulta un’immersione in un mondo irreale che immerge nel ricordo di una Lagos dai mille angoli popolari da perlustrare e indagare con il sospetto che rimanga solo lo spirito, ormai… mentre la presenza oppressiva dei militari permane nei filmati d’archivio frammentati, tagli improvvisi, immagini militari e audio dissonante.

Senz’altro è anche un modo per Akinola Davies di confrontarsi con la reale presenza ingombrante della figura paterna, scomparso in quelle caserme del regime nigeriano quando lui e il fratello sceneggiatore avevano l’età di quei ragazzini messi in scena, una autoanalisi che forse è colta bene dal titolo francese: Mon père, mon ombre, una presenza/assenza che aleggia per tutto il film, pur in presenza di tutti gli elementi che continuano ad agitare immagini mentali di quella Lagos 1993.

Altro da Delicatessen