L’elenco telefonico degli uragani

Harry, il ciclone mediterraneo

sabato 7 febbraio 2026

Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione, il consumo di suolo, la turistificazione.

Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, doveil centro storico sta crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una frana. Il terreno franoso aveva già, in passato, causato altre frane, ma a Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos, infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos, che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale.

Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità, la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il Ponte sullo stretto.

Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di chi conosce e cura la terra in cui abita. Non servono le misure emergenziali e cementizie della protezione civile, occorre fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione ambientale.

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