Castel Volturno: guerra tra poveri

Scritto dasu 15 Luglio 2014

Immigrati feriti da italiano nel Casertano, scatta rivolta Pescopagano, l’insenatura tra i comuni di Mondragone e Castel Volturno, un pezzo di costa un tempo luogo di villeggiatura delle famiglie borghesi di Napoli, il giorno dopo la rivolta dei neri è scesa in piazza per sfogare rabbia, sete di ordine, e anche livore accumulato per anni. Pescopagano è ridotta a una striscia di degrado e guerre tra poveri, da anni. Ma tutti fingono di accorgersene solo oggi. Quando ormai basta poco, molto poco, per appiccare il fuoco della violenza, delle ritorsioni.

In realtà la situazione non è degenerata. Non ci sono state vere violenze interetniche e alla rabbia degli immigrati, dopo il ferimento dei due giovani ivoriani, hanno risposto blocchi stradali dei residenti italiani, dove non si è andato oltre le accese discussioni e gli insulti razzisti e non.

La situazione resta tesa però, in un territorio dove ogni conflitto evoca scenari di camorra, anche solo per un riflesso condizionato, finendo col mettere in secondo piano l’evidenza di uno sfruttamento selvaggio richiesto da pochi, che però tutti pagano in termini di degrado: gli immigrati nei termini di condizioni di vita vergognose e i residenti in termini di insicurezza e povertà diffusa.

Così spuntano le viglianze private (cui gli sparatori appartengono) e uno stato che non è affatto assente se è vero che, quando le storie di questi luoghi conquistano le prime pagine dei giornali, ha la forza di mandare l’esercito a presidiare il territorio, il riferimento ovviamente è al 18 settembre 2008 quando sei migranti africani furono massacrati da un gruppo affiliato al clan dei Casalesi capeggiato da Giuseppe Setola. I sei immigrati – insieme a un settimo che rimase ferito – si trovavano davanti a una sartoria.

Ne parliamo con Teo, un compagno che conosce bene il contesto e i problemi del casertano.

teo_volturno


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