I Bastioni di Orione

Tre sineddochi regionali: Libano, Serbia, Honduras

giovedì 9 luglio 2026

Ogni nodo di un’area tira le fila dei giochi di quello spazio geopolitico

Abbiamo scelto di concludere la stagione 2025-2026 de “I Bastioni di Orione”, occupandoci di questi tre ambiti; per ciascuno di questi abbiamo già speso molte puntate, perché – insieme a Cina e Sudest asiatico e Africa orientale, da dove riprenderemo spunto nell’autunno – sono le regioni maggiormente sotto tensione. Curiosamente due degli approfondimenti si avvalgono di interlocutori nuovi per la nostra trasmissione, mentre il terzo è una consolidata presenza ai nostri microfoni, che concilia professione giornalistica ai massimi livelli della testimonianza sul campo con il coinvolgimento personale e la conoscenza sul campo del Paese dei Cedri, dove ha molti amici, parenti, corrispondenti. Lorenzo Forlani ha vissuto a lungo a Beirut e ci ha fornito in molti casi illustrazioni di prima mano della storia libanese, ma ha anche il polso per cogliere elementi utili per capire in che direzione può svilupparsi l’aggressione dell’Idf oltre il fiume Litani, ben sapendo che si tratta di una infima tappa nel progetto di egemonizzazione del Mena da parte ebraica, inscritta nella Guerra all’Iran.
I due nuovi complici di trasmissione consentono lenti e progressivi slittamenti nelle congiure dell’Internazionale reazionaria, riproposta in diverse forme a cominciare dalla Serbia, terra di transito di merci e carne umana, dove un’intera GenerazioneZ ha sfogato la sua indignazione contro un governo corrotto, nazionalista e mafioso, mosso solo da gli affari speculativi… per poi lasciarsi cooptare e smontare nei requisiti dirompenti , pur di smuovere le coscienze di tutti. Anche dei peggiori nazional-fascisti. Ci siamo appassionati all’evoluzione del Movimento degli studenti nato a Novi Sad nel novembre 2024 fino a cominciare a registrare infiltrazioni nazionaliste, che Dejan Atanacković ci ha confermato dolorosamente e con la delusione di chi vi ha partecipato.
Il terzo contributo si avvale di nuovo di una nuova voce: Giorgio Trucchi, che da trent’anni vive in Latinamerica e che abbiamo interpellato per riprodurre un quadro di eventi che costituiscono una ricostruzione generale della strategia statunitense per gestire il “patio trasero” con un nuovo Plan Condor, con alcune insidiose differenze rispetto al precedente di memoria nixoniana. Giorgio si è rivelato un perfetto analista a partire dall’Honduras, epicentro del Plan trumpiano per sottrarre il Sudamerica ai cinesi.


La coazione a ripetere le stragi sioniste in Libano: ora come nel 1982?

Forse stavolta la differenza è che l’operazione per egemonizzare l’area è scattata e ha già fatto terra bruciata in Libia, Iraq, Siria e prevedeva di ridimensionare l’Iran, ma forse l’ambizione di Netanyahu era esagerata.

Ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio di ribaltamento degli equilibri dell’intero Sudovest asiatico: dopo l’annientamento dell’Iraq, la spartizione della Libia, il rovesciamento della feroce dinastia alauita attraverso un fantoccio jihadista in Siria, la distruzione di Gaza e il soffocamento della Cisgiordania, la fase attuale vede la guerra all’Iran e la contemporanea occupazione e divisione del Libano. Tutto perseguendo il progetto dello Stato ebraico di egemonizzazione della regione. E in particolare sono le popolazioni del Sud del paese, già marginalizzate, a subire le conseguenze degli accordi-ordini presi a Washington.
Abbiamo preso spunto dall’ennesima imposizione imperialista che umilia il Libano e dimostra come lo strapotere tecnologico israelo-statunitense persegua il piano dell’Eretz Israel ai danni dei paesi limitrofi per sentire quali siano i sentimenti e le reazioni in tutto il Libano da @lorenzoforlani, giornalista esperto della zona e in particolare del Paese dei Cedri e che ha stigmatizzato più volte nei suoi pezzi e sui social la sudditanza delle autorità di Beirut, che in realtà non hanno alcun mandato a trattare a Washington quella che è un’abdicazione della sovranità libanese: «non c’è nessun governo libanese ad aver firmato un “accordo quadro” con Israele, e di conseguenza non esiste nessun accordo, perché gli accordi si fanno almeno in due, trovando un compromesso tra posizioni conflittuali». Poi Lorenzo comprende anche che si può biasimare Aoun – senz’altro gradito agli americani –, ma è chiaro che non ha spazi di trattativa di fronte allo strapotere dell’Idf e della prepotenza trumpiana. In fondo per vent’anni lo stesso Aoun come capo dell’esercito ha assunto le posizioni che ora sono contestate a Rudolph Haykal dall’occupante sionista – sollevando l’indignazione di Nabih Berri –, che vorrebbe rimuoverlo in quanto ultimo argine alle pretese di Katz.  

I titoli sui quotidiani del 1982 riportano la stessa situazione libanese attuale   Si potrebbero riproporre i titoli dei quotidiani del 1982, che riportavano la medesima situazione in cui l’entità sionista sfrutta le divisioni della società libanese; era in corso la strage perpetrata da Sharon a Sabra e Chatila… una coazione a ripetere imposta dalla aggressione congenita allo Stato ebraico, ma che dopo 45 anni si differenzia, perché la società civile allora esercitava pressioni sul falco Sharon, per limitare eticamente la ferocia. Divisioni libanesi sarebbero poi da analizzare villaggio per villaggio, anche facendo la tara della propaganda falsa di Netanyahu in campagna elettorale e che quindi diffonde fake news su improbabili richieste di annessione da parte di villaggi del Sud, ancorché cristiani o falangisti; oltre a considerare che ogni comunità libanese ha qualche sostegno esterno, che sostituisce un welfare ormai inesistente in uno stato fallito. Non si parla tanto di proxy, quanto di comunanze, talvolta famigliari, in altri casi di cultura e usi assimilabili, più che alleanze e “prossimità” strategiche, profonde anche quando sono “matrimoni” evidentemente anche di convenienza, ma grazie a una vicinanza atavica.
Lorenzo Forlani riscontra che la vera novità rispetto al 1982 è la potenza tecnologica di Idf, ma anche e soprattutto della società israeliana: cioè il costo in vite umane e nell’economia imposto alla società israeliana non ha che ottenuto uno svuotamento di quella parte di ebrei che resistevano ai falchi della destra e alle organizzazioni dei coloni. Invece ora Israele drogato dalla retorica bellicista di Netanyahu appare pronto alla guerra a oltranza contro tutti, perché l’intera società si è trasformata in una comunità fondamentalista, completamente assorbita nell’ottica genocidaria.

Ascolta l’Intervento di Lorenzo Forlani qui


La mitopoiesi nazionalista serba è un’invenzione per i gonzi che ci vogliono cascare

Come è stato imbrigliato un Movimento che aveva compreso come non farsi adescare dal potere, ma che con il trascorrere del tempo si è lasciato cooptare sul terreno elettoralistico e nazionalista.

La bugia nazionalista alla base di ogni prevaricazione feudale
Il solco tra la difesa della storia balcanica e i suoi luoghi come il ponte sulla Sava (nel mirino della speculazione ignorante e mafiosa) e la falsa mitopoiesi nazionalista che persegue la cancellazione della storia jugoslava e confonde la memoria delle stragi della furia degli anni Novanta è il tratto che dolorosamente emerge in questa analisi della attuale situazione politica serba.  

Il falso mito nazionalista serbo confonde il Movimento nato contro la mafia incompetente di Vučić 
 Affrontare la questione della contrapposizione al regime serbo di Vučić  con Deyan Atanacković  (autore di Lusitania e impegnato oppositore del nazionalismo che ammorba il mondo e il potere serbo in particolare con la sua retorica di vittimismo) ci permette di cogliere alcuni elementi essenziali, perché attraverso le sue parole evidenziano l’involuzione di un Movimento che aveva prodotto tante speranze, anche nel nostro interlocutore (ma pure nei paesi limitrofi e in ogni sincero antifascista), e con la svolta elettoralistica, il venir meno del rifiuto di accettare quello sdrucciolevole piano di confronto imposto dal regime corrotto e mafioso, la competizione elettorale in compagnia di elementi anche di destra finisce con annacquare la potenziale portata dirompente derivante dall’inchiodare il Palazzo del Potere ai suoi sistemi, non condivisibili. Finché non si annienterà la speculazione e la corruzione che con l’insita manutenzione di uno stato irrazionale fondano i profitti su cui si sorreggono reciprocamente la mafia e il regime, non si potrà abbatter il sistema di potere di Vučić .
La maggioranza dei partecipanti al Movimento – imponente nei numeri e, fino a un anno fa, oculato nelle richieste – non ha esperito altre forme di convivenza della comunità serba rispetto alla corruzione, alle menzogne, alla speculazione, alla distruzione dell’equilibrio ecologico, alla tracotanza volgare, all’ignoranza e alla criminalità riconducibili a questo governo, come a tutti i fascismi al potere che ammorbano questa epoca. Allo stesso tempo entra in gioco quel che rimane della consapevolezza di un passato bellico, di una Storia non vissuta direttamente da molti: senza che possa esserci però alcun mito fondativo sostenibile per l’attuale governo e i suoi legami con i danni del nazionalismo. Qualunque nazionalismo; non solo quello – pericolosissimo, non solo perché funzionale alla gestione del potere – del populismo serbo: si assiste ancora a trasformazioni in una politica completamente irrazionale, capace di fornire legittimazione solo con la stupidità, quando i serbi dovrebbero avere ancora negli occhi la loro stessa testimonianza di fosse comuni disseminate in tutta la Serbia, scaturite da una sconfitta, subita dopo una guerra feroce e vergognosa, scatenata dal nazionalismo.  

Cocente delusione dai giovani cooptati dall’idiozia in cui non erano coinvolti  E a partire da qui il Movimento ha cominciato a mutare riferimenti, iniziano a comparire vecchi arnesi del fascismo all’interno dele lotte, che hanno subito una mutazione genetica in senso populista, nazionalista, conservatore. Non si conoscono più i valori, i programmi e le politiche che il Movimento vuole mettere in atto. Con l’imbarco delle frange nazionaliste populiste all’interno del Movimento è quasi del tutto scomparsa la richiesta di più europeismo e quindi permane all’orizzonte l’importanza dei rapporti con gli autoritarismi globali, con cui il regime mantiene ottimi rapporti e dipendenza (Russia, Israele, Cina sono tutti partner essenziali per la perpetuazione del potere di Vučić ); secondo Deyan può scaturire soltanto dall’interno della Serbia l’afflato per liberarsi dell’orrendo giogo del sistema di regime: non vede come possa provenire dall’Europa l’input Ma ora non è più alle viste questa speranza, visti i rapporti che si sono fatti più stretti tra gli studenti e certi personaggi dell’estrema destra.
Ognuno è chiamato a occuparsi dei propri fascisti… è importante però mantenersi in contatto per difendersi insieme dall’ondata di stupidità nazionalista mondiale, perché la minaccia è unica.

Si può ascoltare l’appassionato impegno di Dejan a questo indirizzo

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