Gli iraniani resistono a regime,bombe e sanzioni; Ansarullah rivendica indipendenza con astuzia, tradizione e tech
giovedì 17 settembre 2026

All’interno dell’Iran la guerra sta generando una crisi economica fortissima con ampie fasce della popolazione che ormai vivono al di sotto della soglia di povertà ma al contempo si assiste ad una inevitabile crescita di un sentimento nazionalista, che non necessariamente coincide con un consenso verso il regime. Cresce un sentimento di solidarietà civile reciproca che si esprime anche nei raduni notturni chiamati dal regime in piazza , in queste circostanze si manifesta anche in forma di veri e propri “happening” l’insofferenza verso la repressione , la stanchezza per la guerra e la crisi economica . Le notizie dal paese sono scarse e difficili da reperire con regolarità ,il movimento di opposizione che si è manifestato verso dicembre/gennaio e che ha subito una feroce repressione ha trasformato, a causa della situazione di guerra ,la propria natura in una rete di cura. Si sono costruite nei quartieri mense popolari ,casse di sostegno , ci si sostiene a vicenda ,ma si protesta anche contro l’aumento delle condanne a morte degli oppositori .Uno sciopero della fame è in corso in più di 60 carceri iraniani proprio per denunciare le esecuzioni ,si articolano proteste nelle università contro leggi che impediscono la collaborazione con enti universitari stranieri . L’effetto dell’ultima ondata di sanzioni ha avuto un impatto sproporzionato sulla popolazione civile del paese e sul settore dell’istruzione in particolare. Le precedenti sanzioni hanno contribuito a rendere gli iraniani più poveri innescando un collasso valutario, portando a un aumento dei prezzi di cibo e medicine. Hanno isolato finanziariamente gli iraniani attraverso trasferimenti bancari bloccati e l’esclusione digitale attraverso software, servizi cloud e piattaforme limitate . l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro degli Stati Uniti ha anche sospeso a tempo indeterminato le licenze generali relative all’istruzione che hanno consentito una cooperazione limitata con l’Iran da parte di università o persone americane, inclusi ma non limitati a programmi di scambio accademico e alcuni servizi di istruzione senza scopo di lucro. Duolingo, la società di tecnologia educativa americana che offre app di apprendimento e certificazioni linguistiche, ha deciso di vietare i test di lingua inglese per tutti gli utenti in possesso solo di un documento d’identità iraniano. A seguito del perverso meccanismo delle sanzioni secondarie gli studenti iraniani che cercano di perseguire titoli accademici al di fuori dell’Iran hanno osservato che diverse università in Australia, Norvegia e Regno Unito mettono in pausa le domande di dottorato, sponsorizzazioni o iscrizioni per gli iraniani negli ultimi mesi. La guerra ha rafforzato l’oligarchia affaristico militare dei Pasdaran che controllano l’economia delle sanzioni ,mentre la classe media che sosteneva il regime sta evaporando sotto i colpi della crisi economica e della guerra che impone una spesa pari al 25% del budget statale.
Ne parliamo con Paola Rivetti docente di Relazioni internazionali e studiosa della storia dell’Iran.
Ansarullah: strategia, tradizione, tecnologia contro ingerenze straniere nello Yemen

La conoscenza e la gestione del territorio, la capacità di comunicare tra Khatibe, nuclei comunitari (come spiega Laura Silvia Battaglia nel suo Golfi), la capacità decisionale di sapere a chi assegnare un sostegno e a chi negarlo, la conoscenza tecnologica (anche di hackering e adattamento di AI) e la preparazione conseguita nei paesi leader di ogni singola professionalità, seguendo corsi, ottenendo master prestigiosi, istruendosi e resistendo per vent’anni sul campo, un’estrema attenzione agli infiltrati dopo l’attentato terroristico israeliano che ha ucciso i leader Houthi moderati, lasciando in questo modo ai falchi campo libero: tutti elementi che non devono stupirci della performatività delle milizie di Ansarullah, che – unici tra tutte le milizie operanti nella regione – hanno acquisito (“succhiato”!) l’apparato statale e possiedono la competenza su tutta la struttura politica di Sana’a. Il loro intento è quello di liberarsi delle ingerenze di americani, israeliani, emiratini e sauditi e la contingenza attuale, ancor più che non quella di febbraio, è l’occasione per provare a liberare il paese, non essendosi fatti coinvolgere nel conflitto scatenato contro l’Iran e, anzi con l’accordo siglato con Trump hanno anche consentito al presidente americano di sfilarsi da un altro conflitto e rifiutare l’aiuto richiesto da MBS, asserendo che non è una sua guerra, così ora i sauditi saranno costretti a rivolgersi a Israele, visto che il Regno Unito si è allineato a Washington.
L’imposizione degli Abraham’s Accord da parte di Israele è il motivo del nuovo divampare del conflitto: Iran, Emirati e Sauditi sono i comprimari del protagonismo di Usa e Stato ebraico; questo è il migliore momento per gli Houthi di liberare lo Yemen, almeno nella parte settentrionale, perché riusciranno almeno a dimostrare la doppiezza saudita che si rivolge a Israele per soffocare la rivolta dei cugini yemeniti. Una alleanza fondamentale esiste tra Ansarullah e Shebab somali, perché hanno in comune il nemico americano, emiratino e saudita, ma soprattutto israeliano che si è insinuato nella zona con il riconoscimento del Somaliland: infatti gli Houthi sono gli unici che hanno reagito militarmente contro Idf e perciò molto ammirati nella regione, persino da sunniti, Fratelli musulmani da sempre nemici dele milizie sciite.
Al di fuori delle considerazioni geopolitiche la situazione invece terrificante è la condizione in cui vive la popolazione, soprattutto dopo la cancellazione degli aiuti di UsAid; una situazione drammatica, dove tutto è regolato dal clan e i bambini sono costretti a indossare una divisa, così il collante e ciò che consente alla comunità di sopravvivere sono le donne, come documentato nel film The Station di Sara Ishaq. «Resta immobile il centro del potere», sintetizza con efficacia Laura Silvia Battaglia, spiegando poi che la struttura prevede che solo i said, gli aristocratici, possono condizionare le scelte di qualsiasi tipo, poi la società yemenita è caratterizzata da un forte discrimine antiafrodiscendente e sfruttano gli immigrati in forme di schiavismo, perciò ora sono in fuga molti somali ed etiopi di etnia Oromo che vanno a riversarsi sul Non-Stato finto di Gibuti, che rischia il tracollo, tenuto in piedi solo in quanto avamposto occidentale (e anche cinese) in Corno d’Africa, utile a tutti.
Lo Yemen è appetibile non tanto per il gas che pur esiste, molto per la posizione che controlla l’accesso al Mar Rosso, ma soprattutto è l’unica zona della Penisola arabica ad essere dotato di acqua; e poi la componente archeologica consentirebbe ai sauditi di rifarsi una facciata culturale – che non sarebbe loro, ma yemenita. E su quest’ultimo aspetto tutte le fazioni yemenite concordano.



