Assemblea pubblica radiofonica 28 marzo 2020

Scritto dasu 28 Marzo 2020

Sta per iniziare la seconda assemblea pubblica radiofonica di rbo all’epoca dell’approccio autoritario al covid19 che ha soppresso i diritti individuali, cogliendo l’occasione imperdibile della pandemia… un grido dalla savana per qualunque divisa italica, un richiamo alla repressione arbitraria che non poteva essere disatteso, creando l’attuale Stato di Polizia.

Quindi per tentare di capire come imbastire una resistenza ci si ritrova di nuovo dalle ore 17,30 sulle libere frequenze dei 105,250 FM di Radio Blackout, oppure in streaming a questo link, se siete in assenza di un apparecchio radiofonico tradizionale o una radio dab, oppure siete lontani dalla cinta daziaria torinese.
Link alternativi: Stream Punk oppure Radio Garden o Radio.it, o ancora lo streaming di Radio Onda Rossa che trasmetterà l’assemblea in diretta dai suoi segnali.

Vi si partecipa intervenendo al numero fisso che mette direttamente in contatto con la regia (011 2495669), oppure mandando sms e vocali via WhatsApp, Signal, Telegram al 346 6673263.

Comincia a essere ancora più inasprita la stretta, visto che serpeggiano tentativi di fomentare assalti ai supermercati, che in alcune città sono presidiati dalla celere;

intanto la Caporetto – per rimanere nella metafora militaresca tanto abusata in questi giorni – sanitaria non accenna a essere fermata e la confusione è grande per le persone ai domiciliari che fanno i conti con l’alleanza letale tra potere politico-militare, supportato dai media mainstream e ispirato dall’autorità sanitaria, che diffonde la pan(ic)demia. Perciò è importante trovare conforto e confronto magari attraverso i vostri-nostri microfoni.

La partecipazione all’assemblea del 21 marzo e di quelle organizzate da Radio Onda d’Urto e Radio Ondarossa ci ha convinto che è il caso di ripercorrere questa strada per fornire qualche occasione per arginare la retorica nazionalista, ma anche per documentare i disagi procurati dalla situazione pandemica. In questi giorni la redazione di Radio Blackout ha continuato a raccogliere testimonianze a bizzeffe di persone in ascolto che hanno dimostrato di aver bisogno di confrontarsi, raccontare a cosa hanno assistito, testimoniare la trasformazione della propria e altrui esistenza.

A questo siete chiamati a partecipare, o almeno ad assistere e così vi viene voglia di intervenire


In apertura si cercherebbe di approfondire perché la gente ormai ruba perché manca il pane, come canta una canzone parodia del noto inno a Venezia di Fusinato divenuta virale anche lei; proprio da Palermo la prima diretta che spiega come la gente accumula per panico… l’economia in nero in Sicilia è ancora più diffusa e quindi non si possono muovere con le restrizioni dei decreti del Conte re. Ci sono sicuramente delle azioni senza che sia chiaro dove si concretizzeranno; nei comuni più piccoli l’ipercontrollo è asfissiante, perché si conoscono tutti e addirittura l’appuntato sa quante volte il singolo è uscito nella giornata; davanti ai supermercati i presidi militari sono prassi. Ogni comune si organizza autonomamente per un controllo capillare.

C’è chi invia messaggi, dicendo che il saccheggio è usato per giustificare la repressione che è già in atto

Di conseguenza si innesca il discorso relativo al sistema di approvvigionamento 

Giunge un invito a lasciare le grosse catene distributive e di servirsi con le distribuzioni dei Gas e delle reti di autoproduzione…  persino l’impossibilità di accedere ai reparti di cancelleria è insensato. Alcuni suggeriscono di approvviggionarsi di merci non accessibili, semplicemente rubandoli [e infatti quando finirà l’assemblea alle 19,30 comparirà Conte sugli schermi televisivi ad annunciare distribuzioni di spiccioli a tutti gli 8000 comuni perché provvedano a erogare buoni spesa, sussidi, denaro alle famiglie più bisognose, rielencando gli altri provvedimenti di sostegno per i lavoratori tenuti forzatamente a casa, in modo che i sudditi possano accedere a cibo e beni di prima necessità].

Un messaggio ricorda che i mercati rionali hanno potuto riaprire con grosse limitazioni e Porta Palazzo non a caso

Da Torino-Vanchiglia racconta un’esperienza di questi giorni, quando sono state comprate zucchine al mercato rionale per distribuirle a chi ne aveva bisogno: alle 14 si fa la raccolta della verdura, e poi coordinandosi magari attraverso la radio arrivare a preparare e distribuire il cibo. Utile il sistema per rimettersi a rodare pratiche solidali come il Deliverance project che vede i riders in prima fila. 

Un rider aggiunge il racconto di iniziative, misconosciute, finché sono riusciti a comparire in una diretta estemporanea del tgr piemontese. 

 

La solidarietà si contrappone al conflitto, come in parte si ribadisce in un messaggio: in un certo modo questo mondo ha ricevuto uno scossone, bisognerebbe rimanere lucidi, non c’è bisogno di rivoluzionari che indichino dove andare: infatti i singoli operano azioni dirette, come per esempio un ascoltatore che ha deciso che l’affitto non lo paga, piuttosto finanzia chi come la radio fa del bene.

E c’è chi dice che la radio non è super partes, perché non si dà lo stesso spazio al complottismo (che però spesso sono scorciatoie utili per spiegarsi l’inspiegabile)

 

Un ascoltatore da Taranto, non a caso sensibile alla questione della salute, riporta il discorso sulla coscienza e responsabilità del singolo nei confronti degli altri, in particolare per la propensione al patriarcato. La provocazione: meglio morire e veder morire i propri cari di covid19 che di fame, parafrasando lo slogan degli anni scorsi che a proposito di Ilva dicevano che era meglio morire di cancro che di fame.

E poi cosa fare a oggi oltre che analizzare?

 

Chiamata da Berlino da una compagna che è risultata positiva al CoSar2, ha fatto la quarantena e sta uscendone. Spiega come sia difficile interloquire se non si sa bene la lingua, ma come aiuto dal sistema sanitario si stanno attivando e qualunque servizio è subordinato all’esibizione della tessera sanitaria.

Tutto si direbbe composto, le persone che non sono in quarantena escono normalmente, l’ansia è palpabile e i controlli cominciano a esserci sulle distanze di due metri imposte, ma non sugli assembramenti, in pochi si aggirano con mascherine; la mobilità è ancora assicurata, perché i controlli polizieschi sono ancora laschi, per quanto ci sia una legge che consente perquise senza mandato e controlli invasivi in base alla Infektionsschutzgesetz

 

Dal controllo diretto e militaresco si affaccia ai microfoni il controllo elettronico dei lavoratori isolati a casa dall’economia di guerra

Un ascoltatore (nei decenni fedele: dal 1994 ascolta rbo!), lavoratore cococo per un’azienda di Collegno, che vende polizze, da quando fa telelavoro è pagato solo su polizze fatte e quindi non ha guadagnato nulla negli ultimi 8 giorni.  L’attrezzatura è fornita dall’azienda e quindi è monitorato dall’azienda che può controllare a distanza lo smart-working di lavoratori isolati. 

 

Un anonimo epigono di Gioacchino Belli chiama ai nostri microfoni per condividere con noi le sue ultime creazioni poetiche a proposito dell’emergenza Covid; due i componimenti letti: “Il dopo” e “Quando usciremo”, quest’ultima, come sentirete, la nostra preferita.

 

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