HARRAGA

Lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando

venerdì 28 agosto 2026

Nella puntata di oggi di Harraga raccontiamo dello sgombero della tendopoli di San Ferdinando, avvenuto un mese fa, il 30 luglio. La prima tendopoli era stata istituita nel 2012, due anni dopo la rivolta di Rosarno; questo è il quarto sgombero nella storia di un insediamento dove negli anni hanno abitato migliaia di persone, perlopiù lavoratori braccianti impiegati in agricoltura. L’operazione “Alto Impatto” coordinata dalla questura di Reggio Calabria, ha portato alla distruzione di centinaia di tende e di case, al sequestro degli effetti personali di chi ci viveva e all’espulsione di 12 persone senza permesso di soggiorno, 4 delle quali sono state detenute in CPR. I media mainstream hanno snocciolato i numeri di perquisizioni e controlli come un successo, quasi senza menzionare che le tende ora distrutte erano state volute dallo stesso Ministero dell’Interno dopo il precedente sgombero, nel 2019, della baraccopoli che sorgeva a pochi metri di distanza. L’allora ministro dell’interno Salvini lo aveva sbandierato per farne propaganda, portato a termine con un numero spropositato di forze e di mezzi e con l’operato complice di parte delle associazioni del terzo settore e dei sindacati, soprattutto di CGIL e di USB. 

Questa volta invece, a solo circa 100 abitanti della tendopoli è stato proposto un alloggio in alcune palazzine situate a Rosarno, costruite quasi un decennio fa con fondi europei destinati ai lavoratori agricoli e tenute vuote finora. Chi non aveva i documenti o la residenza sul territorio è stato forzato ad andare altrove. 

Abbiamo ripercorso la storia e le vicende della tendopoli in collegamento con un compagno e una compagna della rete Campagne in Lotta; nata proprio dalle relazioni di solidarietà createsi in seguito alla rivolta di Rosarno del 2010, e che da allora ha supportato le lotte autorganizzate nelle campagne. Negli anni, sono state le mobilitazioni dei diretti e delle dirette interessate a rimettere al centro del discorso le rivendicazioni di contratti regolari, case vere e documenti per tutti, mentre la narrazione mainstream sullo sfruttamento nelle campagne continua a concentrarsi su di un discorso criminalizzante e vittimista che raramente va oltre allo spettro del caporalato. 

Parlare dello sgombero della tendopoli, avvenuto a due mesi dalla strage di Amendolara, nel pieno di una nuova stagione di morti nelle campagne, e negli stessi giorni in cui iniziava la “crisi” migratoria di Ceuta, ci serve per mettere insieme i pezzi di quel puzzle che è la macchina del razzismo istituzionale e padronale, che decide delle vite delle persone immigrate e razzializzate in base alla logica del profitto economico e politico. E per riaffermare legami di solidarietà reale che vadano al di là dei proclami vuoti e delle passerelle di sindacati e organizzazioni umanitarie, che nella piana di Gioia Tauro come altrove, hanno spesso facilitato la repressione più delle lotte. 

per approfondire:  San Ferdinando: dietro i proclami, la normale crudeltà. Razzismo, ghetti e business alimentati da ogni parte.

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